Velocità massima

Daniele Vicari...a tutta "velocità massima"

Daniele Vicari, al suo film d'esordio decide di raccontare i disagi, le sregolatezze e le aspirazioni dell'universo giovanile attraverso l'immagine e il significato dei suoi status sociali. Il rapporto morboso con una macchina, la passione per la velocità, la trasgressione stupida, la voglia di prevaricazione. Una gioventù forse non proprio bruciata, ma piuttosto sofferente, indecisa, silenziosa. Come Stefano, meccanico sempre in bolletta, Claudio, ragazzino taciturno pieno di creatività inespressa o Giovanna, barista eterna "fuori corso" sempre assieme a tipi sbagliati. Tre figure che rappresentano ognuna diversamente, l'ansia di vivere e l'incapacità di arrivare da qualche parte, la voglia di fuggire e di restare. Una macchina come status da ostentare, meglio di una fidanzata troppo stressante, un rombo che può farti vincere le sfide con le gang di strada e farti perdere la gara per la vita vera. Il regista realizza un film, vero, sincero sullo sfondo scomodo ma reale delle corse clandestine, senza criticare, nè condannare. Emerge la volontà di descrivere, ritrarre e analizzare l'ambiente giovanile rappresentandolo per com'è veramente, senza falsi moralismi o giudizi precotti. Ottimi gli interpreti, dal personaggio di Cristiano Morroni, ritratto con intensità e naturalezza per arrivare all'irresistibile meccanico dell'officina "Scipioni" Valerio Mastandrea, grande verve, ma mai sopra le righe. Una coppia ben affiatata e diretta con destrezza dal regista Daniele Vicari. Ottime le riprese delle corse notturne, in cui spicca la fotografia di Gherardo Gossi e la musica dal ritmo accattivante di Massimo Zamboni. Un film davvero interessante per semplicità e linearità e per la capacità di cogliere, una volta tanto senza pregiudizi e retorica, l'esistenza giovanile nella sua "corsa" a tutto gas per la vita.


Ottavia Da Re

Velocità massima

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