Ilaria Alpi: Il più crudele dei giorni

Recensire questo film presenta alcune difficoltà perché sebbene il prodotto in sè sia semplice e non abbia particolari malizie, non altrettanto si può dire dei legami che esso detiene con la realtà. Come molti sapranno, infatti, è da quando si iniziò a pensare alla tragica vicenda della Alpi come soggetto da film che circolano indicrezioni su minacce e pressioni più o meno esplicite che regista e sceneggiatori in primis, ma poi anche gli attori, in particolare quelli di nazionalità somala, hanno dovuto subire, nonchè degli svariati tentativi di impedire la realizzazione del film. Chiaramente si tratta di un'opera che non si vuol limitare al racconto dell'ultimo periodo della vita di Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin, ma desidera, o meglio desidererebbe coinvolgere lo spettatore nel caso politico-giudiziario che è conseguito all'assassinio, come appunto sottolineano i genitori della reporter uccisa, i quali sperano che la pellicola possa portare alla riapertura del caso di Ilaria. In questo senso Il più crudele dei giorni vuole essere un film di denuncia degli intrighi internazionali che sottostanno ai piani di collaborazione e sviluppo dei paesi del terzo mondo, come la Somalia, appunto, che, secondo quanto scoperto da Ilaria, da anni verrebbe usata per occultare scorie tossiche il cui smaltimeno legale in Europa comporterebbe spese troppo elevate. In questo intento, inoltre, il regista e cosceneggiatore Ferdinando Vicentini Orgnani punta il dito contro i responsabili e soprattutto su quello al quale essi sono disposti a ricorrere pur di tenere nascosta la verità e la loro identità, e cioè arrivare al più meschino e crudele dei provvedimenti: commissionare un omicidio.
Ma il film è anche una lode alla rischiosa e difficile professione del reporter in zona di guerra che trova in Ilaria Alpi una sorta di "modello ideale", dal momento che essa ci viene presentata come una giornalista più che una donna, dove la sfera privata è posta in un angolo e lasciata a pochissimi momenti familiari. Questo forse è un po' un limite del film, perchè alla fine sappiamo veramente poco di lei a livello umano e comunque quel poco è tutto deducibile dalle sue capacità e convinzioni professionali: la caparbietà, la serietà e l'assoluta abnegazione al lavoro; caratteristiche, queste, molto ben espresse nella prova di Giovanna Mezzogiorno che, secondo i coniugi Alpi, sarebbe riuscita a superare le differenze somatiche tra lei ed Ilaria. Accanto al gran lavoro d'immedesimazione della Mezzogiorno, spicca l'ottima interpretazione di Rade Sherbedgia, attore poliedrico e dalla fortissima espressività già ammirato in numerosi film -fra i quali pellicole-gioiello come "Eyes Wide Shut", "Snatch", "Before the rain"-, che ha saputo arricchire il suo personaggio di una preziosa gamma di sottili sfumature oltre che della sua assoluta esperienza umana, prima che recitativa.
Buona anche la prova della parte restante del cast, tra cui emergono Erica Blanc e Gaetano Ferro nel delicato ruolo dei genitori di Ilaria e ben curata la ricostruzione degli eventi che, grazie ad una sapiente opera di montaggio, assumono una struttura ciclica fatta di continui flashback ed anticipazioni che contribuiscono ad aumentare il grado di coinvolgimento del pubblico che altrimenti rimarrebbe piuttosto basso.
Siamo di fronte, quindi, ad un'opera positiva con delle interpretazioni di tutto rispetto, che però solo a tratti riesce ad emozionare probabilmente a causa del piglio documentaristico che mantiene per quasi tutto il tempo. Peccato, avrebbe potuto essere ben più graffiante e destare più interesse


Marta Ravasio

Ilaria Alpi: Il più crudele dei giorni

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