Cose di questo mondo

Cose di questo mondo, decimo film di Michael Winterbottom, premiato all'ultimo festival di Berlino con il prestigioso Orso d'oro, è la storia di Jamal ed Enayatullah verso una vita migliore ed è un distillato delle esperienze realmente vissute da migliaia di profughi ad emigranti in cerca d'asilo in Europa; persone d'indubbio coraggio e discreta incoscienza, le cui esistenze si concludono assai spesso in modo tragico dopo aver percorso quella che un tempo era la Via della Seta e che oggi è la via dei Disperati. Il primo obiettivo, che si erano preposti regista e sceneggiatore, era attirare l'attenzione del pubblico su un "sistema ipocrita", ovvero il modo diverso in cui vengono solitamente giudicati coloro che fuggono per motivi politici e coloro che, invece, emigrano per povertà. Secondo la mentalità ampiamente diffusa in Occidente i primi dovrebbero essere accettati e rispettati, mentre i secondi non avrebbero alcun diritto. Per riuscire ad ottenere l'annullamento della classificazione dei disperati in due categorie, Winterbottom e Grisoni scelgono di sensibilizzare maggiormente il pubblico attraverso la rappresentazione di una storia estremamente reale ed assolutamente simile a quelle che da tempo vediamo raccontate in televisione e sui giornali.
Queste sono le ragioni essenziali per le quali tutta la realizzazione del film-documentario è stata basata su scelte e tecniche molto realistiche, a partire dalla mancanza di una vera e propria sceneggiatura, che avrebbe ostacolato la spontaneità dei due attori dilettanti, per arrivare fino alla decisione di girare interamente con una videocamera digitale, per ridurre al minimo l'invadenza del mezzo cinematografico. Cose di questo mondo, quindi, pur iniziando con i dati statistici da documentario, si presenta poi come un diario di viaggio visivo che cerca di raccontare ogni tappa del lunghissimo viaggio dei protagonisti, anche se a volte in modo troppo ellittico, e il loro adattarsi alle situazioni sempre nuove. A questo proposito va ricordato che la scelta di lasciare la pellicola in lingua pashtun, se da un lato aumenta esponenzialmente il realismo, dall'altro crea qualche difficoltà nello spettatore che si sente alquanto disorientato e troppo legato al sottotitolo.
Va, infine, ricordato che il confine tra realtà e finzione in questo lavoro si è assottigliato sempre di più a mano a mano che il progetto progrediva dal momento che, per esempio, al termine delle riprese il giovane Jamal ha davvero deciso di trasferirsi a Londra dove, grazie ad un permesso speciale, potrà rimanere fino al compimento dei diciotto anni.
L'assoluta attualità della pellicola, inoltre, collabora, insieme con la straordinaria maestosità dei luoghi che i due ragazzi incontrano sulla loro via, a creare un affresco molto commuovente e toccante senza mai scadere nel sentimentalismo o nella lacrima a tutti i costi. Un film in qualche modo sottotono, dove tutto è ridotto all'essenziale, dove cielo, deserto e montagne riempiono lo sguardo e la mente si sofferma a riflettere profondamente e senza esibizionismi.


Marta Ravasio

Cose di questo mondo

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