IL CRIMINE DELL'ACADEMY

Julianne Moore: sconfitta con onore

Uno dei film in gara come miglior film straniero, quest'anno, si chiamava Il crimine di Padre Amaro.
L'Academy non l'ha premiato. Avranno preferito spegnere i riflettori sui crimini, visto che già ne commettevano uno durante la notte degli Oscar.
Una delle più grandi attrici della storia del cinema è uscita a mani vuote dalla notte delle stelle. Un'interprete immensa, già candidata due volte in passato: nel 1998 come miglior attrice non protagonista per Boogie Nights di Paul Thomas Anderson e nel 2000 come miglior attrice per Fine di una storia di Neil Jordan. Quest'anno era doppiamente nominata, per la sua prova in Lontano dal paradiso di Todd Haynes quale miglior attrice e per il ruolo in The Hours di Stephen Daldry come miglior attrice non protagonista.
Bella e piena di talento. Inutile dire che si tratta di Julianne Moore.
Quello degli Oscar è un gioco pazzo, si sa. Greta Garbo e Marilyn Monroe non vinsero mai una statuetta, per fare solo due nomi, si vince e si perde, si viene risarciti di ingiuste sconfitte in momenti successivi, magari per prove meno meritevoli.
Julianne Moore ha corso nel pazzo gioco degli Oscar, ed è già qualcosa.
Ma quando un'attrice ha alle spalle due nomination andate a vuoto, e viene candidata due volte nello stesso anno, e nonostante tutto viene ignorata in questo modo, è di crimine che si parla. O di distrazione clamorosa.
Da pazzi non considerare la sua interpretazione in Lontano dal paradiso la migliore dell'anno. Da pazzi non notare la forza soprannaturale della sua prova in The Hours.
Perché allora è successo?
La grandissima Nicole Kidman ha vinto come miglior attrice interpretando Virginia Woolf in The Hours. Una prova memorabile. Eppure in questo Oscar è percepibile la volontà dell'Academy di rimediare all'errore commesso lo scorso anno rifiutando alla Kidman l'Oscar per la performance in Moulin Rouge. A questo si aggiunge il noto amore dell'Oscar per personaggi realmente esistiti; Ben Kingsley vinse interpretando Gandhi, Martin Landau Bela Lugosi in Ed Wood, Judi Dench Elisabetta I in Shakespeare in Love e via dicendo. E in più la passione dell'Academy per chi si rende irriconoscibile per calarsi nel ruolo. Già lo fecero Hilary Swank in Boys don't cry (miglior attrice 2000), F. Murray Abraham in Amadeus (miglior attore 1985), Linda Hunt in Un anno vissuto pericolosamente (miglior attrice non protagonista 1984).
Catherine Zeta-Jones, che si dà un gran daffare a ballare e cantare in Chicago, ha vinto come miglior attrice non protagonista. Commenti? Beh, Chicago è stato eletto miglior film dell'anno, è una pellicola piena di sostenitori a Hollywood, e quest'anno è stato il film di punta della Miramax, la casa di distribuzione nota come la più agguerrita acchiappa-Oscar con le sue campagne da milioni di dollari. La signora Michael Douglas non poteva sperare di meglio.
Lontano dal paradiso batte bandiera Eagle, ha goduto di una distribuzione più modesta. E nonostante The Hours fosse anch'esso sul carro della Miramax, ha sofferto della decisione della casa dei fratelli Weinstein di scommettere tutto sul musical di Rob Marshall.
Qualcuno ha parlato di split-vote. Volendo onorare Julianne Moore, alcuni possono averla votata come miglior attrice, altri come miglior attrice non protagonista. Risultato: non abbastanza voti né per un film né per l'altro.
Vergognoso.
Eppure, come ha scritto l'editore di www.oscarwatch.com Sasha Stone, "qui non premiano la più brava. Forse lo fanno ai Festival europei, come Cannes, ma non gli Oscar. Può essere imbarazzante dirlo, ma è così. I votanti usano soprattutto il muscolo del cuore. Guardate le attrici in gara. Scegliete il personaggio con cui secondo voi i giurati vorrebbero stare abbracciati dopo un pomeriggio d'amore, e avrete la vostra vincitrice".
Regola non infallibile, ma che forse spiega diverse cose.
E Julianne Moore ha di che consolarsi con i diciassette premi piovuti sulla sua prova in Lontano dal paradiso, fra cui la Coppa Volpi al Festival di Venezia, il premio come miglior attrice al Festival di Toronto, il Broadcast Film Critics, il premio del National Board of Review e l'Indipendent Free Spirit Award, e l'Orso d'argento conquistato a Berlino per The Hours insieme alle co-protagoniste Kidman e Streep.
Il mancato Oscar è uno scandalo.
Ma, Julianne, la migliore rimani tu.

Alessandro Bizzotto

(25/03/03)


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