CHARLIZE THERON incontra la stampa a Milano per presentare il suo ultimo film

“Sono una femminista che ama gli uomini”
Charlize Theron


E’ la bellissima Charlize Theron – sarà pur banale o scontato ribadirlo, ma è pressoché impossibile non rimanere abbacinati dalla sua presenza ogni volta che si ha l’occasione di incontrarla – che, varcata agilmente la soglia della grande porta a specchi, si appresta ad incontrare la stampa italiana per presentare “Il cacciatore e la regina di ghiaccio”: prequel del film “Biancaneve ed il cacciatore” uscito in sala nel 2012, che annoverava come supervisore agli effetti visivi lo specialista del settore Cedric Nicolas-Troian, al quale si è presentata l’occasione, grazie alla Universal Pictures, di esordire alla regia proprio con questo progetto.
Ci troviamo a Milano, città che negli anni novanta ha dato il via alla carriera dell’allora modella sudafricana, oggi attrice premio Oscar naturalizzata statunitense; siamo ospiti dell’Hotel Principe di Savoia in una sala allestita a dovere per l’occasione in una tiepida e soleggiata giornata d’inizio primavera che ben si addice al temperamento aperto e disponibile dell’attrice, ricordandoci che, per fortuna, l’algida e spietata regina Ravenna vista sul grande schermo solo un paio di giorni prima è e rimane unicamente un personaggio. Ed è proprio dalla scelta di lavorare su di un personaggio così iconico che partono le prime domande dando il via alla conferenza stampa.
Charlize Theron parla di come si sia approcciata a Ravenna, sin dal primo film, tenendo ben presente come venga descritta nelle fiabe, di quale sia la sua raffigurazione a livello iconografico e di come venga percepita nell’immaginario collettivo, decidendo poi però di voler lavorare in modo più autonomo e personale distaccandosi completamente dall’archetipo precostituito della malvagia regina; d’altra parte, la bellezza di poter interpretare un cattivo risiede proprio nella grande libertà che questi personaggi donano agli attori che li portano sullo schermo. Al contempo però bisogna stare molto attenti a non cadere in trappola: si deve sempre esser capaci di comprendere e tenere ben presente cosa spinga realmente questi personaggi ad agire e nel caso di Ravenna il rapporto con lo specchio mette chiaramente in luce le sue debolezze, la paura di perdere tutto da un momento all’altro, la pressione alla quale si sente costantemente sottoposta, come se fosse sotto esame ogni volta che interroga lo specchio, la porta a convincersi del fatto che il mondo al quale è legata potrebbe sgretolarsi sotto i suoi occhi e sparire per sempre da un momento all’altro. Lo specchio per tanto rappresenta la parte peggiore di lei e risponde unicamente alla paura che Ravenna prova; questo dovrebbe portarci a riflettere con maggiore attenzione, a ponderare con più cautela le azioni degli altri e a non giudicarle se non si ha compreso a fondo quale sia la reale molla che scatta in ognuno di noi per la sopravvivenza quando ci sentiamo profondamente minacciati nella nostra incolumità o negli affetti più cari. La risposta non è mai univoca, come, per essere interessante, non deve mai essere univoco l’approccio o la chiave di lettura ad un personaggio piuttosto che ad una storia che si racconta; per tanto, quello che maggiormente infastidisce Charlize Theron, oltre a non comprenderlo affatto, visto che lo ribadisce in più di un’occasione, è l’ingenua ed ingiustificata volontà che la gente ha di voler incasellare persone e situazioni come se tutto e tutti avessero una sola possibile interpretazione, un’unica visione, un solo pensiero e alle domande si potesse fornire una sola risposta. Prima di tutto come essere umano e come donna la Theron ama pensare d’essere quanto più libera possibile di poter cambiare ed essere di volta in volta ciò che desidera a seconda delle opportunità che le si presentano e come attrice è altrettanto importante per conferire spessore e autenticità a tutti i personaggi che si trova ad interpretare.
Avendo a disposizione l’eccezionale protagonista di “Mad Max: Fury road” - visto tra l’altro la fortunata stagione di premi e consensi ottenuti tra pubblico e critica dal film di George Miller - non si poteva di certo perdere l’occasione di introdurre il personaggio di Furiosa portandola a paragone per carattere, determinazione e forza a Ravenna e ad altre grandi eroine femminili della storia del cinema, una su tutte l’ufficiale Ellen Ripley di “Alien” interpretata da Sigourney Weaver.
Charlize Theron sottolinea che per quanto siano entrambe donne molto forti e determinate, disposte a combattere e quindi inclini all’azione, sono personaggi assai differenti. Furiosa fugge da un contesto di violenza proprio per poter conservare la sua umanità: alla ricerca di un’opportunità di vita, altrimenti irripetibile, che non sia unicamente quella assoggettato alla violenza e alla prepotenza maschile dominanti, per sé stessa e per le altre donne disposte a seguirla. Ravenna invece cede alla crudeltà attraverso la paura, distruggendo il rapporto di amore e fiducia con la sorella Freya poiché si sente minacciata da qualcosa che deve ancora accadere e che potrebbe dunque gestire in maniera assai differente. Sicuramente c’è una memoria inconsapevole, afferma l’attrice, che la porta ad attingere nel suo lavoro a quanto visto ed ammirato nelle performance di altre colleghe, ma ciò non significa che decida a priori di rifarsi ad un modello preciso; se mai le capita di farlo ed il pubblico vi ritrova delle analogie, avviene in maniera molto più inconscia ed istintuale. Per altro la scelta di un film non avviene mai sulla base del personaggio che andrà ad interpretare, che sia buono o cattivo poco importa; ciò che importa è con quale regista si troverà a lavorare, quale storia si andrà a raccontare e soprattutto se quel progetto le darà l’opportunità di portare verità sullo schermo: la vera sfida è costituita essenzialmente da questo e dal vincere, come attrice, tutte quelle paure, quelle insicurezze date dagli ostacoli che il copione potenzialmente presenta sin dalla prima lettura.
Sia “Il Cacciatore e la regina di ghiaccio” così come il precedente film “Biancaneve e il cacciatore” hanno dato l’opportunità alla Theron di riscoprire le favole in età adulta e l’attrice non perde l’occasione di raccontarci come, sia per la sua professione, ma specialmente come mamma, nel leggerle e raccontarle ai suoi figli, si sia resa conto di quanto le fiabe conservino un forte e diretto legame con i miti e leggende; per tanto, pur mantenendo un linguaggio più semplice poiché si rivolgono ad un pubblico assai più piccolo, riescono a parlare anche al mondo degli adulti. Nel film ci sono delle scene e ricorrono temi amaramente attuali come il reclutamento dei bambini soldato in zone di guerra o si evidenzia la sete di potere degli esseri umani e quindi quanto possano divenire crudeli pur di raggiungere i propri scopi. Ma le fiabe sono anche un ottimo veicolo nell’insegnare e tramandare valori universali come l’amore, la fiducia e la fedeltà che siano esse indirizzate verso un’altra persona o spese a favore di un ideale. Proprio in virtù di tutto questo oggi l’industria cinematografica ha compreso l’enorme potenziale delle favole non solo per l’animazione, ma anche nel live action ed un’altra importante novità, in senso strettamente drammaturgico, risiede nell’aver finalmente compreso che l’amore da raccontare non è unicamente quello in senso strettamente romantico, ma è possibile ed importante declinarlo in ogni sua espressione: come accade in film di grande successo quali “Frozen” o in “Maleficent”.
Tutte le tematiche sin qui affrontate divengono un utile spunto per introdurre un altro aspetto del film che comprendiamo immediatamente esser di fondamentale importanza per l’attrice: le pari opportunità che devono esser concesse agli uomini così come alle donne, devono avere una solida base le cui fondamenta poggino sul rispetto reciproco e siano condivise attraverso un dialogo aperto e costante. La Theron non crede assolutamente che le vere femministe odino o siano in conflitto con gli uomini, anzi, sarebbe inutile e sciocco; ma è altrettanto convinta che, come madre, sia fondamentale educare i figli per gli uomini che ci si augura diventino un domani, quegli stessi uomini che come donne vorremmo accanto a noi o alle nostre figlie.
Un altro tratto distintivo e fondamentale de “Il Cacciatore e la regina di ghiaccio” è senz’ombra di dubbio l’apporto dei reparti tecnici: dagli effetti speciali, alla scenografia, sino ai costumi firmati dal premio Oscar Colleen Atwood che in effetti impreziosiscono non poco la scena contribuendo alla bellezza e al fascino dell’intero film, specialmente per quanto riguarda le due sorelle rivali. Qui gli occhi di Charlize Theron si illuminano nel raccontarci del lavoro fatto con la Atwood, grande professionista oltre che artista: disponibilissima e molto collaborativa con gli attori, oltre a possedere uno spiccato senso dell’umorismo, qualità che sul set non guasta mai. Per la Theron si tratta della terza occasione di lavoro con la celebre costumista e ci tiene particolarmente a precisare quanto gli abiti di scena non siano mai solo dei semplici vestiti, ma contribuiscano enormemente a caratterizzare il personaggio oltre a conferire il giusto allure a tutta la scena. In questo specifico caso i costumi ideati per Freya e Ravenna erano particolarmente ricchi di dettagli ed accessori, realizzati con materiali e tessuti che hanno reso il risultato finale di un peso specifico non indifferente, tanto da mettere a dura prova le due protagoniste dopo ore di riprese; ciononostante, il sorriso radioso e soddisfatto della Theron ci fa ben comprendere che ne sia valsa la pena.

Ilaria Serina


Trailer:



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02/04/2016

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