La recensione: ZONA D'OMBRA (CONCUSSION) con Will Smith

Non è certo la prima volta che il cinema punta i propri riflettori sulle lobby, le corporation, come le industrie del tabacco, delle armi, le case farmaceutiche; coloro che hanno interessi spesso planetari, capaci di spostare ingenti capitali per tutelare i quali sono disposti pressoché a tutto e per i quali si finisce sempre col divenire i servi ciechi di un potere, talvolta occulto, che ogni cosa cancella o dimentica, anche il primo e fondamentale dei diritti: quello alla vita.
Dopo l’avvincente “ The Insider” di Michael Mann, il politicamente scorretto “Thank You For Smoking” di Jason Reitman, l’appassionato “The Constant Gardener” di Fernando Meirelles o lo spiazzante “The Promised Land” di Gus Van Sunt – solo per fare alcuni degli esempi più riusciti che la settima arte ha saputo regalarci attraverso la visione di cineasti particolarmente ispirati – nel “centro del mirino” finisce quella che possiamo a buon diritto definire una delle istituzioni americane per eccellenza, alla base della propria cultura; espressione dinamica, quanto mai concreta e cruenta del pensiero nonché dello stile di vita di un’intera nazione, appuntamento e passione imprescindibile di ogni buon americano che si voglia definire tale: il football! Mettere sotto processo la NFL ( National Football League ) – con ciò che ne consegue – equivale in un certo senso ad un colpo di stato, atto non solo a sovvertire lo status quo, ma a rinnegare i fondamenti di un sentimento nazionalpopolare che contribuisce non poco a forgiare il carattere di un Paese.
“Zona d’ombra” ("Concussion") racconta la scoperta della CTE (encefalopatia cronica traumatica) da parte del Dottor Bennet Omalu, neuropatologo forense di origine nigeriana: una patologia emersa in seguito all’autopsia di alcuni leggendari giocatori di football dei Pittsburgh Steelers, deceduti in circostanze alquanto drammatiche, ma solo apparentemente manifeste. Mike Webster ( David Morse ), vero e proprio emblema per l’intera comunità fu il primo caso, quello che diede il via a tutto. Come lui altri giovani uomini ritiratisi dalle scene sportive, ma ancora nel pieno della vita, sono state le vittime inconsapevoli di una malattia neurologica latente e degenerativa che sfocia inevitabilmente nella pazzia: essa è causata dagli innumerevoli, ripetuti colpi che ogni giocatore di questo sport, ritenuto patrimonio nazionale, infligge e subisce in campo per anni, sia in allenamento che nel corso delle partite.
Il film si ispira ad un articolo firmato dalla giornalista Jeanne Marie Laskas pubblicato su GQ, il primo pezzo, a detta dello stesso Dottor Bennet Omalu, a dare risalto alla scoperta scientifica denunciandone le dolorose implicazioni, senza per questo puntare il dito contro la sua persona facendone l’oggetto di un odioso processo alle intenzioni. “Zona d’ombra” ("Concussion") annovera tra i suoi produttori e quindi tra i suoi primi sostenitori, Ridley Scott e porta la firma del regista Peter Landesman, autore anche della sceneggiatura. Landesman si è dimostrato subito l’uomo perfetto per questo progetto: non solo perché in passato è stato un giornalista d’inchiesta, ma perché aveva già compiuto ricerche sul Dottor Omalu arrivando poi ad incontrarlo ed intervistarlo. Landesman sceglie di riproporre, in fase di scrittura, le linee guida di un suo precedente lavoro di sceneggiatura, “La regola del gioco” ( Michael Cuesta, 2015 ): all’aspetto più rigoroso della ricerca scientifica e alla dimensione umana della famiglia Omalu, in cerca di una nuova vita che sposi a pieno il sogno americano, si alternano le atmosfere più thriller di quelle scene atte a denunciare gli atteggiamenti persecutori ed intimidatori messi in campo da chi aveva tutto l’interesse ad occultare le più ovvie implicazioni di una scoperta come quella della CTE. Sotto il profilo registico invece, Peter Landesman compie un deciso passo avanti rispetto a “Parkland” del 2013, la sua poco convincente opera prima presentata a Venezia 70. Complice senz’altro la scelta di un argomento di maggiore impatto poiché meno noto al grande pubblico e quindi non inflazionato, più attuale e decisamente spinoso; “Zona d’ombra” ("Concussion") mette in scena ed indaga con accuratezza diversi aspetti, conferendo profondità al film che mantiene un andamento compatto e coerente dall’inizio alla fine, complice un cast di tutto rispetto in cui spicca la performance di Will Smith. L’attore americano qui ci regala una delle sue migliori prove, ricordandoci che accanto al cantante rap e all’interprete di muscolari action movie o di più scanzonate commedie, c’è ne è anche uno dalle qualità drammatiche non indifferenti e forse troppo spesso sottovalutato, non solo dal pubblico che qui piacevolmente lo riscopre, ma anche da chi in effetti potrebbe dargli concretamente maggior risalto ed opportunità. Il Dottor Bennet Omalu restituitoci sullo schermo da Will Smith è un uomo certamente dedito alla scienza, ma di grande spiritualità: il diretto contatto umano che costantemente mantiene coi i suoi pazienti, benché si tratti di persone oramai decedute, e che lo rende addirittura inviso ad alcuni sui colleghi, gli impone quel rispetto che va ben oltre all’accuratezza e pazienza con cui esercita la sua professione. Will Smith ci racconta un uomo diviso dalle preoccupazioni famigliari e il profondo senso del dovere che avverte in egual misura sia come essere umano che come medico, spingendolo ad agire anche a rischio di tutto ciò che ama e che costituisce la sua vita negli Stati Uniti d’America. Come non si perde occasione di sottolineare nel corso del film, Omalu, grazie alla sua integrità, diviene a suo modo un “eroe americano” – figura tanto cara ad una Nazione sempre in cerca di emblemi di cui fregiarsi – capace di portare avanti una battaglia alla “David e Golia”, ma con la mitezza di un uomo misurato che al clamore ed al sensazionalismo di grandi gesti, preferisce la costanza ed il rigore che la sua professione gli permettono di esercitare con dignità e riservatezza.
Peter Landesman rende evidente con questo suo film, specialmente per un pubblico non americano, quali siano i risvolti e le reali implicazioni di un sistema messo in crisi a tutti i livelli: non si tratta ovviamente solo dell’aspetto sportivo o economico, benché abbiano un peso non indifferente, ma di un modo comunemente accettato e condiviso di vivere e pensare il proprio Paese. Questo aspetto lo si evince non solo attraverso la denuncia della CTE all’NFL, ma dal rapporto che il Dottor Omalu e sua moglie Prema ( Gugu Mbatha-Raw ) hanno con la cultura del loro nuovo Paese d’adozione, rispetto a chi lì vi è nato e cresciuto. Altrettanto evidente è la denuncia che il film fa rispetto alla fine ignominiosa di tutti coloro che, pur avendo incarnato quel sogno tanto caro agli americani, una volta risvegliatisi non son più riconosciuti e celebrati come gli eroi di un tempo che infondevano forza e fiducia nel futuro, per quanto buio o incerto potesse mai essere; ma vengono prontamente dimenticati e lasciati a loro stessi, vittime degli impronunciabili effetti collaterali che talvolta quello stesso sogno genera se perseguito ciecamente.
Questi sono senz’altro i punti di forza e gli aspetti più affascinanti di un film dall’impianto e dalle resa molto classici, forse un po’ scontati, ma che non rinunciano ad indagare, a mantenere insieme – ben orchestrati – molteplici aspetti. La volontà però di voler ricorrere a tutti i costi all’archetipo dell’eroe americano ( che per di più americano non è, ma ciò nonostante ne veste suo malgrado i panni, per amore di un Paese che lui stesso definisce appena un gradino sotto all’ideale di Paradiso! ) capace di infliggere un colpo quasi mortale al cuore di una cultura che fa della ricerca della verità e della giustizia due tra i suoi principi fondatori, è un compromesso politicamente sin troppo corretto e di comodo per un film che affronta un tema ancora così caldo ed attuale; una contraddizione di cui avremmo fatto volentieri a meno.

Ilaria Serina








Scheda film:
Titolo originale: “Concussion”
Anno: 2015
Data uscita: 21/04/2016
Durata: 123’
Nazione: USA
Produzione: Scott Free Productions, Shuman Company
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Regia: Peter Landesman
Sceneggiatura: Peter Landesman
Fotografia: Salvatore Totino
Montaggio: William Goldenberg
Musiche: James Newton Howard
Scenografie: David Crank
Costumi: Dayna Pink
Cast: Will Smith, Alec Baldwin, Luke Wilson, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Gugu Mbatha-Raw, Eddie Marsan, Bitsie Tulloch, Stephen Moyer, David Morse, Albert Brooks, Matthew Willig, Paul Reiser, Arliss Howard

Sito Italiano: http://www.warnerbros.it/speciali/zonadombra/sito
Sito ufficiale: http://www.concussion-movie.com
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/Zonadombrailfilm

21/04/2016

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