Lo stagista inaspettato
 

Mary

Marie Palesi (Juliette Binoche) è una talentuosa attrice incapace di abbandonare i panni dell’ultimo personaggio da lei interpretato e cioè quelli di Maria Maddalena, carismatica figura del passato avvolta dal mistero della storia e dalle contraddizioni volute dalla Chiesa. La consapevolezza crescente di trovarsi di fronte alla possibilità di dare corpo e voce a quella che molto probabilmente fu il discepolo più vicino a Cristo, ha sortito in lei un profondo cambiamento interiore al quale le è oramai impossibile sottrarsi; costringendola ad una tenace ricerca di quella fede per troppo tempo sopita ed ignorata.
Tony Childress (Matthew Modine) regista del film in questione “This is my Blood”, è un uomo estremamente arrogante, profondamente attaccato alla propria visione del mondo ed alla proprie convinzioni professionali; che ovviamente non accetta il rifiuto al quale il pubblico lo mette dinnanzi per i presunti temi contraddittori della pellicola.
Ted Yonger (Forrest Whitaker) è un giornalista e conduttore televisivo di un importante network, che, analizzando la figura di Cristo in un suo programma; si troverà costretto ad affrontare la peggiore crisi spirituale della sua esistenza, ponendolo suo malgrado di fronte alle proprie responsabilità di padre e marito sino ad ora ignorate.
Attorno a quest’insolita Trinità – così di fatto ha voluto definirla lo stesso regista – Abel Ferrara fa ruotare le vicende del suo ultimo e controverso lavoro (ma come non avrebbe potuto essere altrimenti). “Mary”, pellicola presentata in concorso alla sessantaduesima mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e da poco terminata; è un progetto piuttosto ambizioso, attraverso il quale egli ha voluto affrontare diversi temi a lui cari, con la visione che lo ha contraddistinto in alcune delle sue precedenti opere e che lo hanno reso celebre a pubblico e critica, dividendone e spesso contrapponendone le opinioni.
Molti per l’appunto i temi trattati, o meglio, accennati, forse troppi!
Il mistero che avvolge la vita di Maria Maddalena e le discrepanze tra il ruolo che ha avuto presumibilmente accanto a Gesù e quello attribuitole invece dalla storia. Il ruolo determinante che ricoprono i vangeli apocrifi riguardo tale argomento ed il ruolo della donna in senso più universale oggigiorno. Per non dimenticare il clima post 11 Settembre di incertezza e paura che si respira oramai in tutto il mondo ed in particolare naturalmente nella stessa New York city…o quesiti che da sempre attanagliano il genere umano e sono alla base di profonde spaccature tra le varie civiltà nei secoli, inerenti, manco a dirlo, alla figura di Cristo e ad i suoi insegnamenti.
Non ancora soddisfatto però, Abel Ferrara aggiunge alcune rapide considerazioni sul ruolo dei media – tra mezzi d’informazione e cinema – nel chiedersi con che grado di responsabilità network ed in particolare i giornalisti affrontino temi delicati come la religione…O in che modo un attore, una volta portato sullo schermo un ruolo contraddittorio, rischioso e complesso come Gesù e Maria Maddalena, riescano a tornare, più o meno facilmente, alla vita di tutti i giorni.
La regia di quest’ultimo film non è certamente all’altezza del clamore che solitamente ha accompagnato molte delle opere di questo discusso regista italo-americano. La maggior parte delle considerazioni fatte fino a qui non vengono debitamene espresse nel corso del film: la narrazione procede priva di grandi entusiasmi e rivelazioni, è frammentaria e inconcludente ed i rapidi passaggi che vengono compiuti da New York a Gerusalemme, tra passato e presente, tra storia, ricerca giornalistica e finzione filmica, si affastellano il più delle volte senza soluzione di continuità, aprendo nella mente dello spettatore ulteriori dubbi riguardo la comprensione generale dell’opera.
Certamente non ci si aspetta di uscire dalla sala di proiezione con “in tasca” una facile risposta o un’illuminazione improvvisa riguardo a temi tanto scottanti quanto personali; ma la perplessità e l’insoddisfazione di fondo che lasciano la visione di questo film non sono incoraggianti.
Interessante rimane comunque l’impressione che Ferrara ci rimanda di New York, attraverso il distacco incurante di Ted Younger, che vive la città buia e svuotata come un fantasma attraverso un acquario: dal suo appartamento, dal network, dalla sua auto, sino quando un faccia a faccia inaspettato, sia con la violenza del mondo esterno, che dalla vita stessa, lo porteranno a comprendere i suoi errori e conseguentemente l’inadeguatezza come uomo, marito e padre. Da quel momento prende consapevolezza ed i luoghi di confronto, così come i colloqui con la moglie cambiano completamente natura.
Le interpretazioni dei protagonisti, nel loro complesso sono tutte piuttosto buone ed in particolare quella della Binoche risulta essere, a conti fatti, ciò che di più mistico e spirituale possiamo ritrovare nel film. Ma anche questi ultimi aspetti da soli non bastano a supportare l’intera pellicola sino alla sua conclusione, che ad ogni modo lascia intravedere la speranza di una possibile salvezza, affidata completamente ai personaggi femminili dell’intera storia.
Il fatto che la maggior parte delle persone siano incuranti ed egoiste rispetto a molte tematiche fondamentali che lacerano profondamente il mondo odierno e l’opinione pubblica (come per l’appunto violenza e religione); ma che poi corrano ai ripari, ricercando una fede da troppo tempo dimenticata perché non alimentata, qualora le certezze si azzerino capovolgendo il nostro piccolo universo quotidiano, rimettendo proprio tutto in discussione…Beh! Non può di certo essere considerata una rivelazione degna di riflessioni atte a convalidare le numerose tesi del film.
Accolto in sala in maniera contraddittoria, ma poi premiato dalla critica a Venezia; “Mary” non arriva nemmeno a scalfire la superficie di dubbi e/o certezze dello spettatore, invitandolo ad una potente rimessa in discussione di sé, come invece accade ai protagonisti. Forse è quello che erroneamente ci si aspetterebbe da un film di questo genere e, forse, ciò non accade poiché non ci è dato modo di sapere cosa spinge realmente le pulsioni più profonde dei protagonisti, gettati in un cupo sconforto (fatta ovviamente eccezione per il personaggio interpretato da Whitaker, per il quale Ferrara è stato altamente esaustivo).
In conclusione il film apre di certo la strada a molte considerazioni che il pubblico si ritroverà a fare da solo, poiché di fatto Ferrara non ha portato in fondo nessuno dei temi introdotti; anzi, semmai abbandonati strada facendo o sviluppati in modo dogmatico ed elusivo. Per chi si apprestasse alla visione, dunque, non resta che fare un atto di fede!


Ilaria Serina

Mary

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