Lo stagista inaspettato
 

Sunshine

Si eran perse le tracce di Danny Boyle dall’inguardabile "Millions", 5 anni dopo il capolavoro semisperimentale girato in DV Canon ,"28 Days Later".
Arriva il 2007 ed esce "Sunshine", scritto dal fidato amico Alex Garland, già autore di "28 giorni dopo", con protagonista Cillian Murphy (Capa), ma inserito in un cast stellare da “Jonny Storm” Chris Evans a Miss Jean Todt Michelle Yeoh.
I rimandi a capolavori cinematografici come "Alien" (1979), "2001 Odissea nello Spazio", ma anche ai meno noti "Silent Running" (1972, Douglas Trumbull) e "Event Horizon" (1997 Paul W.Anderson), "Solaris" (2002, Steven Soderbergh) sono evidenti tanto è evidente quanto questa pellicola meriti di esser vista...
Il sole sta morendo e con esso il pianeta terra devastato da scompensi climatici; 7 anni dopo una prima spedizione fallita misteriosamente, una seconda missione spaziale viene inviata implicitamente al macello per ricreare una sorta di big bang e riaccendere la stella morente; si dovranno fare i conti con il fattore - errore - umano e con la forza distruttiva della luce, mentre le ombre ed il buio assumeranno la forma più mefistofelica del comandante Pinbacker (Mark Strong).
Stupendamente accompagnato da una colonna sonora firmata John Murphy e dal gruppo british Karl Hyde and Rick Smith più comunemente conosciuti con il nome di Underworld (già autori di "Trainspotting") il film è stato girato con un budget di 20 milioni di sterline (location presso gli Studi Three Mills in UK), alla fotografia troviamo il tedesco, ma associato britannico, Alwin H.Kuchler (BSC) accompagnato dall’inseparabile scenografo Mark Tildsley, al quale, girando splendidamente in Hawk Scope e Super 35 con Arriflex (con escamotage in 65mm) non sarà dispiaciuto ispirarsi al lavoro di Adrian Biddle visto in "Event Horizon", comunque omaggiando una sorta di look "sci-fi" made in British ma mantenendo un certo unico, quanto interessante, stile personale. Dice il D.O.P.: “solitamente in film ambientati nello spazio,le astronavi, sono illuminate da un apparente sorgente luminosa solare, ma in "Sunshine" l’astronave viaggia al buio, in ombra, coperta da un enorme scudo una specie di ombrello che la protegge dall'intensità della luce solare….”
Ed è questa la differenza che fa di "Sunshine" un film visivamente diverso, "in ombra", con chiaroscuri, per proteggersi dalla luce del sole e magari dalla luce che un film riuscito dovrebbe produrre; ma è evidente che la stessa regola si riflette al botteghino e sulla popolarità tra gli spettatori; un film passato come un ombra nelle luci delle sale ma che meritava sicuramente una maggiore attenzione nella maestosità del grande schermo.


Fabio Pirovano

Sunshine

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