Lo stagista inaspettato
 

Bee Movie

Cosa succede quando la proverbiale operosità delle api diventa spunto per il nuovo film d’animazione targato DreamWorks? La risposta è nell’altrettanto proverbiale potenza di pixel e animazione della produzione-alveare di Steven Spielberg, paragonabile solo al febbrile fermento dei piccoli insetti protagonisti di “Bee Movie”.
Dopo i vari “Z la formica”, “A Bug’s Life” l’inesauribile regno animale fornisce ancora una volta materiale per raccontarci una storia “umana” e far ridere attraverso similitudini e paradossi fra il mondo degli insetti e quello degli umani, a tratti sovrapposti e mai così simili fra loro, Grazie ad un'ineccepibile l’animazione grafica e gli effetti CGI, fortemente tridimensionali e in grado di rendere al meglio la “sproporzione” fisica, da una parte, e l’aderenza del modus vivendi, dall’altra, tra il microcosmo animale e il macrocosmo umano (notevole la scena della “partita a tennis”).
Ma al di là della stupefacente resa visiva, il film soffre un po’ della ripetitività degli schemi utilizzati in passato già dai vari “Z la formica” (stessa ambientazione fra Central Park e Manhattan) & c. da cui si discosta per un maggiore compiacimento nei confronti della modernità e dell’umanità (le api comunicano e intergiscono tranquillamente con gli esseri umani, si muovono come tali), con protagonista un’ape neolaureata in procinto di svolgere un impiego sicuro (“lo stesso lavoro per tutta la vita”) ma indecisa sul suo futuro professionale.
Qualcuno ci potrà vedere una critica al sistema lavorativo moderno, con la condanna di un certo “mobbing”, e dello strapotere dei colossi industriali, quasi a voler suggerire un richiamo al valore dell’artigianato (anche se il film, in zona Cesarini, sembra voler ammonire sui rischi di certi ritorni all’antico, vedi l’inquietante spauracchio della paralisi del ciclo naturale dovuti all’interruzione della produzione del miele portata avanti dalle api).
Tuttavia il film non sembra prendere una posizione chiara in merito preferendo accennare un volo radente, “apesco” su tematiche attuali da cui evita fortunatamente di farsi imbrigliare (si tratta pur sempre di un cartoon) preferendo ritornare su una linea più consona al fiabesco concentrandosi sul rigore della confezione e sull’effetto grafico complessivo.
Una perfezione a tratti fredda che mira soprattutto a creare delle similitudini tra i due mondi (l’alveare come fabbrica, il miele come prodotto di raffinazione meccanica...), dimenticandosi a volte di approfondire la caratterizzazione dei personaggi, come quella dei genitori del protagonista Barry B. Benson (doppiato dal comico Jerry Seinfeld, co-sceneggiatore del film) e soprattutto della zanzara Mooseblood doppiata in originale da Chris Rock (già voce del Chiuchino di “Shrek” e Marty in “Madagascar”) che avrebbe meritato maggiore spazio (per lui solo un siparietto esilarante sul tergicristallo di un camion e una riapparizione finale nei panni di avvocato “succhiasangue”) magari a discapito della noiosa fioraia-animalista Vanessa (doppiata da Renée Zellweger).
Potenzialità poco sfruttate, che varebbero dato al film maggiore verve e un po’ di sana ironia.
Ergo, pur riuscendo a lanciare qualche piccola invettiva, e a mettere alla berlina alcune comparse animate di lusso come Sting, Ray Liotta e David Letterman (le scene più esilaranti sono quelle che li vedono parodiati) “Bee Movie” non punge molto, in barba ai "pungiglioni" schierati ma diverte, collocandosi fra i film d’animazione a portata di grandi e piccini. Con l'auspicio che questi ultimi possano imparare a guardare con occhio diverso i piccoli insetti gialli e neri produttori di miele, evitando di schiacciarli al primo ronzare, e imparando a pensare “apese”…

Nota 1: da vedere fino in fondo i titoli di coda elaborati graficamente in perfetto stile apesco.
Nota 2: non perdetevi l‘interpretazione di Sheryl Crow della beatlesiana “Here Comes the Sun” che chiude il film. Una chicca.


Ottavia Da Re

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