Lo stagista inaspettato
 

Aliens Vs Predator - Requiem

Correva l’anno 2004. La Fox produceva il primo vero genere crossover utilizzando due propri franchise; a dirigere "Alien Vs.Predator" c’era Paul W.Anderson affermato regista di genere ("Event Horizon", "Resident Evil") e i risultati, nonostante una certa mancanza da parte della critica , furono tecnicamente interessanti.
Con un cast adeguatamente composto da personaggi che chiamiamo semi sconosciuti provenienti dal molti show tv ad eccezione di John Ortiz ("Miami Vice"), tre anni dopo e con un budget che si aggira intorno ai 25/30 milioni di dollari, la stessa casa produttrice 20th Fox produce il sequel chiamato "AVP 2 Requiem"; sotto la solita egida Davis - Giler - Hill, affida la regia ai fratelli Strause (Greg e Colin), proprietari della Hydralux, un’azienda specializzata in effetti speciali 3D e già collaboratori di progetti con registi del calibro di James Cameron, Alejandro González Iñárritu, Roland Emmerich nonché appassionati cultori delle saghe e dell’omonimo videogames.
Tutto comincia dove avevamo lasciato il primo film. Alcuni Predator in volo nella stratosfera terrestre stanno tornado nel loro sistema solare, ignari che il guerriero che ha seppellito negli abissi la Regina Madre Aliena, reso agli onori delle armi e tenuto in crio è stato infettato nel precedente film da un Facehugger (strizzafaccia).
Nascerà da esso, sfondandone cassa toracica e armatura, un ibrido letale spietato denominato Predalien che, una volta sviluppatosi nel giro di poche ore , metterà a ferro e fuoco l’astronave causandone lo schianto sulla terra (Stati Uniti), in una zona boschiva adiacente ad un centro abitato.
Il contenuto dello scafo sopravvissuto all’atterraggio di fortuna a sua volta si diffonderà o meglio fonderà tra gli ignari abitanti del paese alle prese poi con un realtà terrificante ma ben diversa da quello che può esser un efferato omicidio compiuto da un serial killer o da una leggenda metropolitana che narra come dalle fogne escano i coccodrilli…
Nello stesso tempo dalle remote profondità dello spazio un guerriero Predator è al corrente dell’accaduto e decide di ripulire la situazione, portandosi tecnologia ma anche qualche lama e il plasmachaser, dando via ad uno dei più bei scontri fisici e tattici tra creature aliene mai visto fino ad ora.
Cos’è "AVP - Requiem" se non un grandioso omaggio non politicamente corretto (donne incinte e bambini devono morire anche loro) ad ALIENS e ai due Predator ("Predator 2", 1990 by Stephen Hopkins)? Un’attenta ricapitolazione e rielaborazione in chiave violentemente grafica e splatter, dove militari, civili ,tossici, teenager afflitti da bullismo e ragazze facili sono macellati e appesi, su situazioni visive e narrative gia viste nei film sopracitati, accompagnati da commenti musicali, composti e prodotti da Brian Tyler, che riprendono i temi capolavori di James Horner e Alan Silvestri.
Con un sonoro da cardiopalma per potenza e dettagli, gli effetti CGI restano coerenti e al servizio delle idee, le creature aliene sono terribilmente vere al punto che sembra si possano accarezzare, il Predator finalmente ha l’estetica fisionomica con accessori (compreso kit di primo soccorso e cucitura) del primo film diretto da John Mc Tiernan nel 1986, abbandonando le fattezze da rasta pompato del primo episodio "AVP"; gli alien ricordano per l’esoscheletro al cranio la morfologia di quelli voluti da Cameron e non quelli di Scott o di Fincher, anche se per una sequenza in ambientazione fognaria il terzo capitolo di "Alien" (diretto da David Fincher con Alex Thomson BSC alla fotografia) deve aver ispirato i fratelli Strause, compresi scenografo e direttore della fotografia (il texano di Austin Daniel C. Pearl, già collaboratore con Tobe Hooper per "Non Aprite quella Porta" del 1974 e per il remake del 2003). Direttore della fotografia che, seguendo il copione dove si prevede blackout e pioggia di notte per sembrare di esser sulla colonia di Aliens 'Hadley's Hope' LV426, delega al genio del colorist Kenny Becker ("No Country for Old Men", "World Trade Center", "Ali") il modo di definire cromaticamente la paura nella sua forma fantascientifica ed aliena in un contesto reale o, meglio, domestico.
Un immenso lavoro che a parer mio, eccetto che per alcune lacune in fase di montaggio (Dan Zimmerman qui al suo secondo lavoro), da appassionato cultore delle serie è lontano dai capolavori a cui si ispira ma superiore al primo episodio "AVP" e lascia le porte aperte ad un terzo episodio che pare avrà un grosso calibro produttivo, avendo incassato questo film qualcosa come 112 milioni di dollari in tutto il mondo; se vogliamo fare i conti della serva è un film che tecnicamente ha lavorato molto bene e porterà i suoi embrioni salvi, pronti ad impestarci e a trasformarci, in un futuro non molto lontano.


Fabio Pirovano

Aliens Vs Predator - Requiem

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