Lo stagista inaspettato
 

Nemico Pubblico

The Bullet Hole

Immaginate di poter viaggiare a ritroso nel tempo portando con voi una delle migliori telecamere ad alta definizione disponibile sul mercato professionale e, una volta giunti negli anni ’30, cominciare a riprendere gli attimi e colori vividi di quei tempi.
“Public Enemies” sceneggiato da Michael Mann, Ronan Bennett e Ann Biderman è tratto dal bestseller di Bryan Burrough (edizione italiana Collana Saggi Sperling & Kupfer) e narra di un paese, gli States, prostrato della crisi del ‘29, mentre le bande di gangster coraggiosi e a sangue freddo spadroneggiano per le strade delle città armati di armi potenti ed automatiche con auto veloci, svaligiando banche e distruggendo libri contabili dei prestiti come moderni Robin Hood. Questi saranno destinati a confrontarsi con la reazione di Washington e della neonata FBI con a capo un giovane e spregiudicato direttore, Edgar J.Hoover (Billy Crudup) e l’agente Melvin Purvis (uno stoico Christian Bale). Uno scontro epico tanto sanguinario che porterà icone dell’immaginario collettivo a stelle e strisce come il nobile e romantico John Dillinger (Johnny Deep con un’interpretazione che va oltre l’attendibilità del personaggio), Pretty Boy Floyd (Channing Tatum) & Baby Face Nelson (Stephen Graham) dietro le sbarre o spesso col loro nome inciso su una lapide.
Non c’è una traduzione nostalgica della vicenda ma la ricerca dell’autenticità, del realismo inteso anche come un rifiuto dei soggetti di bellezza convenzionale (ma Polly Hamilton interpretata da Leelee Sobiesky e Marion Cotillard nel ruolo di Billie sono splendide) e d’ogni idealizzazione in favore di un approccio più pragmatico, spesso con un accento sulla vita umile o sulla quotidianità, con riprese quasi documentaristiche, per poterci rendere tangibile quello che stiamo osservando.
Questo è il tipo di concetto HD avant garde d’autenticità visiva/sonora (effetti sonori potenti e definiti, proiettili .45 ACP dei Tommy Gun compresi) e narrativa a cui Michael Mann, collaborando con Dante Spinotti, ha voluto aderire per “Public Enemies”; l’uso dosato della classica illuminazione concettualizzata, tipicamente “Hollywoodiana”, che vede l’uso di potenti Beebe Night Lights per l’imboscata notturna alla capanna di Little Bohemia nei boschi del Wisconsin per dare priorità all’uso della luce naturale/pratica già esistente in location e disponibile per quella determinata scena; essendo pieno zeppo di scene d’azione notturne, la chiave concettuale per questo film è data dall lettura delle ombre da parte del supporto digitale ad alta definizione, totalmente e positivamente differente rispetto all’utilizzo della pellicola e questo ha permesso un uso dinamico della grammatica filmica ottenendo un film dal moderno look hyper realistico che non si perde in romantici classicismi e che riesce a conservare solidi trademarks Manniani cominciando dall’uso della musica, colonna sonora sinfonica ed ambient a cura di Elliot Goldenthal, musica e uso della musica che toglie il respiro per quanto azzeccata, come sempre accade in tutte le opere di Michael Mann e che ho già ampiamente trattato.
Il bravo ed esperto direttore della fotografia friulano Dante Spinotti alla sua quinta fatica con Michael Mann (“Manhunter”, “L’Ultimo dei Moicani”,”Heat” e “The Insider”) componendo il film in formato 2.40:1 ha utilizzato per "Public Enemies" mdp HD Sony F23, eccellenti per nitidezza e profondità di campo (ma anche il modello F950 con adattatore T950) in abbinamento alla piccola (ma grande) Sony EX1 per riprese avvenute in interni d’auto, utilizzando su questi supporti digitali lenti Zeiss Digiprimes e zoom Fujinon HAe10x10(T1.8), mentre per particolari scene in super 35mm con pellicola Kodak Vison 3 500T 5219 sono state usate Mdp ARRI 435 ,235 con le splendide ottiche Cooke S4 quasi ad omaggiare il passato di “Manhunter” - “Con macchine da presa digitali non ci sono regole ferme e credo che questo mi abbia dato una grossa cifra di libertà” aggiunge Spinotti concludendo “lo strumento digitale è romantico, interessante, splendido deve sembra tutto vero; inoltre puoi fare tantissimo in post produzione. Le riprese in pellicola hanno un certo tipo di qualità che non possono esser avvicinate dalla tecnologia digitale, ma alle volte, i vantaggi del digitale sulla pellicola sono importanti per il linguaggio ed i contenuti della storia che stai raccontando e questo determina le tue scelte”.
Va a Colleen Atwood (già costumista in "Manhunter") il compito, svolto in maniera eccelsa perché diventa tessuto narrativo, di vestire i personaggi di questo film, figli di un casting quantomeno favoloso: concetto si può condensare con il volto del personaggio di Charles Winstead (interpretato da Stephen Lang). Le scenografie, accuratamente splendide, sono di Nathan Crowley (“Dark Knigh”, “Batman Begins”, “Escape from L.A.”) mentre in fase di pre-produzione il lavoro di ricerca in location vede impegnato, come sempre, il bravo fotografo Gusmano Cesaretti che è anche nelle vesti di co-produttore.
C’è chi ha paragonato Michael Mann ad un autore che si prepara come Rembrandt ed esegue come Picasso altri come Caravaggio che poi si trasforma in un Kandinsky, ma cos’è la pittura se non la principale fonte attraverso cui il cinema si esprime visivamente? Concetto interessante e vero perché nell’osservare alcune loro opere ho capito il processo visivo di Michael Mann.
Un percorso visivo e narrativo quello di Mann, di un cinema d’Immedesimazione ( la scena del Biograph Theater è un capolavoro), rivoluzionato con “ALI”, stilizzato da “Collateral” e “Miami Vice” dove il digitale è fenomeno contemporaneo, testimone del cambiamento del nostro modo di inquadrare le immagini e trasportato negli anni ‘30 funziona alla perfezione e spazza via il nostro preconcetto nato dal repertorio d’immagini sgranate, sporche, talvolta color seppia o bianco nero(che Mann cita con un gioco di montaggio durante la scena dell’ estradizione in indiana), e lontano dal ragionamento che chi ha vissuto quei tempi e luoghi li ha vissuti a colori e nell’alta definizione del nostro occhio.

Fonti:
American Cinematographer Vol 90 N°7
L.A. Film Festival - Kirk Honeycutt Hollywood reporter
Public Enemies Original Motion Picture Soundtrack
IMDb


Fabio Pirovano

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