Lo stagista inaspettato
 

La migliore offerta

“L’ammirazione che nutro per le donne è pari al timore che ho sempre avuto di loro”
Virgil Oldman


Solo Loro. Solo i volti femminili che abili ritrattisti dell’epoca hanno saputo dipingere su tela: incorniciando i tratti delicati, le morbide forme, restituendo l’impalpabile, etereo incarnato di un decolté piuttosto che delle gote, catturando quell’inafferrabile, languido sguardo di enigmatica seduzione; a loro e per loro soltanto è dovuto il tocco, l’attenzione, una carezza a fior di “pelle” di Mr. Oldman.
Virgil Oldman (Geoffrey Rush – “Shine” e “Il Discorso del Re”) è un noto antiquario e rispettato battitore d’aste di fama internazionale: uomo colto e molto ricco che ha eletto a sua unica passione la dedizione totale ed instancabile nei confronti dell’Arte – praticata ed esercitata a bottega sin da piccolo, gli veniva erroneamente inflitta come punizione in collegio, dov’era cresciuto in quanto orfano - e per la quale è divenuto la figura di spicco che tutti riconoscono. A dispetto di ciò, conduce un’esistenza solitaria. La sua casa è uno splendido mausoleo arredato con un gusto ineccepibile, ma privo di vita; è ossessionato dall’igiene, per tanto ogni gesto, per semplice che sia, diviene al contempo rito maniacale e barriera tra sé e chiunque lo circondi. Per quanto dorata, quella che si è costruito e in cui vive Mr. Oldman è una gabbia; dove le giornate si rinnovano eternamente uguali alle precedenti, scandite unicamente dagli impegni di lavoro e alla quale l’accesso è riservato a pochissimi, con parsimonia e previa assoluta riservatezza. Gli unici momenti di suspense, chiamati ad interrompere la routine quotidiana, sono per l’appunto le aste di cui Mr. Oldman è un impeccabile cerimoniere e durante le quali ritrova la complicità di Billy (Donald Sutherland – “Gente Comune” e “Ritorno a Cold Mountain”); amico di lunga data e grazie al quale, nell’arco di diversi anni, ha potuto appropriarsi di alcune delle donne più belle, uniche e preziose su cui occhi umani abbiano mai posato lo sguardo. Avendone la possibilità e non mancando d’ingegno, Virgil ha collezionato un suo personale e segretissimo harem: luogo intimo, cuore sacro del suo amore incondizionato che viene tacitamente ricambiato da questa inestimabile galleria di volti, in cui si ritira a bearsi solitario ad ogni occasione. Questo perché, a suo stesso dire, l’universo femminile gli è assolutamente ignoto, benché eserciti su di lui tanto fascino quanto timore reverenziale. Tale sentimento è dovuto per lo più alla totale mancanza di dimestichezza nei rapporti umani e per tanto, alla disinvoltura nell’arte del corteggiamento che, una donna probabilmente si aspetterebbe naturale da un uomo tanto raffinato, dedito all’eleganza e di solida levatura sociale. A capovolgere inaspettatamente e inspiegabilmente il suo mondo sarà l’improvvisa e misteriosa entrata in scena di Miss Claire: giovane ereditiera venuta in possesso di un ingente patrimonio artistico, è più che mai determinata nell’individuare in Mr. Oldman, la figura ideale per occuparsi della valutazione e dismissione di tutto ciò che è contenuto all’interno dell’antico edificio appartenuto in vita ai suoi genitori. Vittima di un’acuta forma di agorafobia, Claire (Sylvia Hoeks – “Duska” e “The Storm” ) costringerà il famoso antiquario ad un iniziale scambio meramente telefonico fatto d’inviti insistenti, quanto di rifiuti repentini, seguiti da immediati, immancabili ripensamenti. Una sorta di estenuante gioco al gatto e al topo, sterile ed irritante agli occhi di Virgil, ma che finirà, suo malgrado, per sfociare in un intenso rapporto esclusivo: una folgorante passione tra due anime affini, quanto enigmatiche e contraddittorie.
Insolito, ma prezioso confidente – nonché consigliere - si rivelerà Robert (Jim Sturgess – “Across the Universe” e “Cloud Atlas” ). Giovane e ingegnoso tuttofare dalla mente abile e curiosa, proprietario di una bizzarra officina dove ogni sorta di marchingegno antico e moderno sembra ritrovar vita e funzioni tra le sue capaci mani. Robert ha dalla sua non soltanto la giovane età, ma, agli occhi di Virgil, quella malizia e padronanza con il gentil sesso che gli occorre più che mai far sua in breve tempo, se vuol conquistare una creatura tanto evanescente, quanto più giovane di lui, com’è per l’appunto Miss Claire.
A tre anni dall’assolata Sicilia raccontata in “Baarìa”, magniloquente affresco a tratti favolistico in cui Giuseppe Tornatore rivisitava cinquant’anni della nostra Storia, attraverso le vicende famigliari di Peppino Torrenuova e di tutto il suo paese natio; il regista di "Baarìa", premio Oscar nel 1990 per “Nuovo Cinema Paradiso”, inaugura il 2013 nelle sale italiane con un thriller elegante e sofisticato. Decisamente agli antipodi rispetto alla messa in scena del suo film precedente, “La Migliore Offerta” ricorda i meccanismi affascinanti già abilmente orchestrati da Tornatore in pellicole come “La Sconosciuta” e “Una Pura Formalità”. Nel primo esempio si avvale di una narrazione che forse a più a che vedere con la trasfigurazione del ricordo, piuttosto che con la tradizione del racconto popolare tramandato da una generazione all’altra; anziché la realtà o il contesto storico nella quale è realmente calata. Con “Baarìa” Tornatore esporta in pompa magna una storia che ben si sposa con un’ideale d’italianità e di costume che pensiamo abbia facile presa all’estero – specialmente in America – e in cui il cinema italiano aveva riposto la speranza di conferme e riconoscimenti a livello internazionale, poi sfumata. Al contrario, “La Migliore Offerta” riesce senza sforzo alcuno ad assumere quel carattere di più ampio respiro che spesso ci auguriamo di trovare nei nostri film e che permette loro di affacciarsi, meritatamente, in un panorama ben più vasto di quello rimarcato dai nostri confini nazionali, per collocarsi, a testa alta, all’interno di un mercato mondiale di grande cinema. Non si tratta solo del cast – per quanto certamente efficace – o delle location, che pur comprendono città come Vienna o Praga, assieme a Milano, Roma, Parma, Trieste e Bolzano. In questo caso parliamo semmai di una regia rigorosa e raffinata nella composizione dell’immagine, quanto nel sapiente utilizzo delle sue ricche, pregevoli maestranze, al servizio di una storia d’amore sapientemente costruita e raccontata attraverso la tessitura narrativa di un thriller, che non prevede però la soluzione di un efferato delitto da parte di un detective; ma semmai la compartecipazione del pubblico nella seducente e complessa investigazione dell’animo umano, in un mondo bellissimo, quanto misterioso, che è quello dell’arte, carico di tutti i suoi simbolismi.
“La Migliore Offerta” nasce a fronte di una cauta e paziente gestazione creativa (alla quale spesso si attiene e si sottopone Tornatore, per sua stessa ammissione) e in seguito ad un lungo lavoro di scrittura, in cui, due differenti soggetti inizialmente distanti tra loro hanno trovato, dopo anni, in questo script, completezza ed espressione. Perfettamente cucito addosso al suo straordinario protagonista Geoffrey Rush (uno dei pochi attori a potersi fregiare dell’onore di aver vinto il “Triple Crown of Acting”, ovvero: un Oscar, un Tony Award ed un Emmy Award), con cui il cineasta italiano ha eseguito – a Melbourne, ospite dell’attore australiano - un minuzioso ed attento lavoro di vera e propria mappatura della sceneggiatura attraverso la complessa caratterizzazione del suo personaggio.
Benché la solidissima interpretazione di Rush sia di fatto uno dei perni su cui poggia l’intero film, l’ingranaggio narrativo – è proprio il caso si dirlo – funziona e si sviluppa perfettamente grazie al prezioso contributo dei coprotagonisti. I rapporti che Virgil Oldman intrattiene di volta in volta con ognuno di loro si rivelano fondamentali per definire non solo la sua personalità, ma per condurlo attraverso la storia, inconsapevole artefice del suo destino, sotto la guida attenta, lo sguardo acuto, di un occulto regista. Emblematici in tal senso sono gli incontri con Robert, la cui intuizione meccanica permette il procedere nella ricostruzione di un antico automa, i cui pezzi, vengono inspiegabilmente ritrovati da Virgil nel corso dei suoi sopraluoghi a palazzo. Questi ed il complice confronto a proposito di un’oculata strategia di seduzione per far breccia nel fragile e complicatissimo universo di Miss Claire; faranno sì che tra i due uomini si instauri un’insolita amicizia basata sul reciproco rispetto e che farà da contraltare a quella bel più solida con il maturo Billy.
Come sovente accade con film tanto strutturati e complessi, scritti e diretti da chi conosce e padroneggia con rispetto e dedizione l’arte cinematografica; “La Migliore Offerta” è un chiaro invito allo spettatore a riflettere sui meccanismi stessi insiti nella narrazione e rappresentazione messi in atto dal Cinema. Dalle dissertazione di Oldman rispetto all’autenticità dell’opera d’arte, all’irrefrenabile desiderio di spiare non visti l’oggetto del nostro desiderio, sino alla messa in scena che svela ogni retroscena nell’epilogo finale. Giuseppe Tornatore ha senz’altro fatto la sua migliore offerta per dare il via a questo nuovo anno cinematografico e da parte nostra non possiamo che essergliene grati!

Ilaria Serina


“Lo si potrebbe definire un film sull’arte intesa come sublimazione dell’amore, ma anche un film sull’amore inteso come frutto dell’arte”

Giuseppe Tornatore




Qui di seguito sono riportate alcune considerazioni del regista siciliano a proposito del passaggio al digitale e della produzione che, per chiunque fosse un nostalgico sostenitore della celluloide e comunque del buon cinema, saranno senz’altro apprezzabili ed interessanti.

Mi sono trovato bene con il digitale anche se il mio amore per la pellicola resta intatto come una volta. Però da tempo avvertivo che prima o poi avrei dovuto fare questo passo. Il vecchio sistema, tanto caro a tutti noi amanti della pellicola, ormai comincia a non dare più quei risultati che riuscivamo a conseguire in passato: poiché i laboratori cominciano a non essere più attrezzati come una volta e perché i bravi stampatori non esistono più. C’è un disamore, un disuso di questo mezzo che inevitabilmente ti fa cercare la qualità altrove. Ero incerto se fare il passaggio al prossimo film, ma poi mi son chiesto perché aspettare ancora e così ho deciso. Non mi sono pentito; ma mi intristisce molto pensare che tra poco nessuno sarà in grado di caricare una pizza 35mm su un proiettore. Proprio perché quel mezzo è al suo tramonto, bisognerebbe creare le figure professionali in grado di conservarlo.
Rimpiango anche i tempi in cui, se qualcosa andava storto in sala, la gente si rifaceva sul proiezionista di turno con fischi e improperi di vario genere. Ora il pubblico comincia a capire che in cabina non c’è nessuno e le proteste si acquietano in pochi minuti. Leggiamola pure come un’allegoria della politica!

Spessissimo, come altrettanti miei colleghi, mi trovo a dover combattere per ottenere i mezzi che il mio film richiede. Se si vuol girare “Ben Hur” e non si hanno i soldi, allora è meglio lasciar perdere. Bisogna saper scegliere ed avere il coraggio di fare quello che il film esige e non imporre al film unicamente ciò che si riesce a fare; questo per non rovinare tutto e perdere poi la fiducia del pubblico.



Scheda film
Titolo originale: “La migliore offerta” – “The best offer”

Anno: 2012

Data uscita: 01-01-2013

Durata: 124

Nazione: Italia

Produzione: Paco Cinematografica
  
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia

Sito del film: http://lamiglioreoffertailfilm.it


Regia: Giuseppe Tornatore  

Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore

Fotografia: Fabio Zamarion  

Montaggio: Massimo Quaglia 

Musica: Maestro Ennio Morricone 


CAST 
Geoffrey Rush, Jim Sturgess, Sylvia Hoeks, Donald Sutherland, Philip Jackson, Dermot Crowley, Liya Kebede.  



Ilaria Serina

La migliore offerta

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