Lo stagista inaspettato
 

Matrix Reloaded

A quasi quattro anni da Matrix ecco, finalmente il primo dei due sequel che, dopo una lavorazione di 270 giorni al limite del top secret, si addentra sempre più nella dimensione apocalittica ideata dai fratelli Wachowski. Matrix Reloaded s'inserisce nella rischiosa categoria dei "seguiti" ma con le dovute considerazioni, poiché, pur avendo evidentissime connessioni e richiami ai temi del primo episodio, la semplice etichetta di "parte seconda" è un po' riduttiva, soprattutto alla luce delle grandi innovazioni che presenta. Matrix Reloaded cerca di re-inventare, di rinnovare un universo visivo e concettuale ormai diventato un cult e ci prova accentuando i caratteri distintivi di Matrix, in altre parole l'azione e l'apparato mitico-filosofico che qui vengono portati al limite, non sempre, ahimè, con esiti eccellenti.
Innanzitutto l'azione: Matrix Reloaded si presenta al grande pubblico come un tostissimo action movie dove le leggi della fisica che regolano il nostro mondo vengono sistematicamente infrante. Nella realtà fittizia e parallela dominata dalle macchine lotta e danza si fondono grazie alle complesse coreografie ideate dal maestro Yuen Wo Ping, che già nel primo capitolo della trilogia hi-tech per eccellenza aveva reinventato l'idea stessa di combattimento corpo a corpo, dando vita ad un genere spettacolare dove l'estrema letalità della lotta si unisce all'armoniosità del movimento da danzatore. Nonostante l'indiscutibile spettacolarità, alcune sequenze di combattimento appaiono un po' lunghe, probabilmente perché molto lo si è gia visto in Matrix e le numerose innovazioni tecnologiche presenti sono meno evidenti rispetto al precedente film dove praticamente tutto era assolutamente nuovo ed inimmaginato prima. Tra le scene destinate a diventare cult con infiniti tentativi di imitazioni e parodie è di sicuro la sequenza di quattordici minuti dell'inseguimento in autostrada, dove veramente succede di tutto!
Il secondo fortissimo pilastro cu cui si poggiava Matrix era il nutritissimo corpus di riferimenti filosofico-religiosi, che ha affascinato mezzo mondo ed ha fatto nascere una vera e propria corrente di studi di Matrix Filosofia, e che ora troviamo in dosi massicce in Reloaded che, stravolgendo l'usuale legge del sequel chiarificatore, complica parecchio l'intricata trama di rimandi alle tradizioni buddista e cristiana, alle mitologie mediterranee e alla filosofia meccanicista e della scienza, spingendosi a volte in speculazioni filosofeggianti piuttosto ardue da seguire. Tra queste compaiono, in particolare, due dialoghi: quello del Merovingio, il nuovo villain, poco convincente però, e quello tanto criptico quanto importante dell'Architetto, il padre di Matrix, che cerca di dissuadere Neo dalla convinzione che egli possa compiere una scelta reale, poiché il libero arbitrio di cui dispongono gli uomini dentro Matrix è solo un'illusione per far loro meglio digerire la pillola blu e tenerli sotto controllo.
Proprio sul tema della scelta s'incentra Matrix Reloaded che, non solo, vede Neo posto di fronte alla decisione più importante e difficile della sua vita, ma anche collega questo ad un altro tema cardine della trilogia dei fratelli Wachowski, quello del controllo e del potere, di cui sono padroni i creatori di Matrix e vittime gli uomini, privi di senso di colpa e costretti a tale condizione non da un Dio malvagio ma dall'ignoranza della "vera realtà", il peggiore dei mali nella religione buddhista. Ma questo non basta, a dar nuova linfa allo script, con un certo piacere da parte del pubblico femminile, largo spazio se lo ritaglia, con grande forza, l'amore sotto molteplici aspetti: l'amore per i propri simili, per la vita, per la libertà, per Zion, fino all'Amore assoluto, quello che spinge alle prove più ardue che va ben oltre la morte. Quell'amore che ora, finalmente, lega Neo e Trinity, la combattiva ma sensibile Carrie-Anne Moss, amore che delinea una bellissima relazione romantica, sensuale, passionale, carnale, insomma umana, sullo sfondo lugubre freddo del mondo disumano in cui vive quel che resta dell'Umanità. Un manifesto solitario ma indistruttibile che forse rappresenta l'unica arma in possesso degli esseri umani per contrastare Matrix. Non credo, infatti, sia azzardato dire che proprio grazie al sentimento per Trinity Neo, uno splendido Keanu Reeves perfetto per questo ruolo, inizia a credere nel suo ruolo e che la base dei suoi poteri e delle sue capacità sovrumane risieda proprio nella forza di tale affetto a cui anelano persino i programmi come Merovingio e Persefone, che vorrebbero assaporarlo almeno una volta, forse per meglio capire la natura umana, un po' come fa l'Architetto fomentando l'odio di Neo al solo scopo di analizzarlo…
Ma la vera forza dell'amore in Matrix è la totale irrazionalità ed imprevedibilità che suscita nell'uomo, che lo rende inafferrabile persino per il Padre di tutti i Programmi diventandone il vero nemico: l'amore è qualcosa che Matrix non riesce a controllare, a capire e quindi a bloccare, è quell'anomalia sistemica che l'Architetto non può evitare e che, forse, porterà alla vittoria di Neo e di Zion.
Il gran passo che Reloaded compie rispetto a Matrix è quello di superare il livello filosofico di cosa sia "reale" al fine di mostrare che la realtà è irrilevante, poichè tra Matrix ed il mondo "vero" c'è comunicazione, c'è passaggio di forze e poteri, come dimostra la capacità di Smith di sopravvivere a Zion, l'utilizzo delle sue facoltà dell'Eletto, da parte di Neo o il semplice fatto che quando muori in Matrix, muori anche nella vita reale perché "la tua mente lo fa diventare vero". Matrix Reloaded porta la riflessione dello spettatore ad un livello superiore, grazie soprattutto alla sceneggiatura che non manca mai di suggerire, celandoli qua e là, molteplici spunti d'analisi e svariati livelli di lettura.


Marta Ravasio

Matrix Reloaded

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