Lo stagista inaspettato
 

Red Dragon

The Great Red Dragon
E' giunta l'ora del suo Avvento. Innanzi a Lui tremate...


C'era una volta il dottor Hannibal Lecter, il più famoso criminologo del mondo, un uomo dai gusti delicati e dal palato fine, efferato assassino e cuoco raffinato, consulente dell'FBI e dell'agente Will Graham fino a quando, indagando su dei casi di cannibalismo, il talentuoso allievo impara la lezione e, a proprie spese, scopre in un libro di alta cucina, la "ricetta" per incastrare il suo nobile precettore...
Con questo ironico e bellissimo prologo si apre Red Dragon, l'attesissimo prequel di Il silenzio degli innocenti, tratto dal primo romanzo della serie, di cui rappresenta la seconda trasposizione dopo Manhunter di Michael Mann del 1986.
Un incipit necessario (e aggiunto anche al romanzo, di cui uscirà un'edizione aggiornata) per spiegare l'incontro fatale fra Hannibal e Will Graham, due personaggi simili nel modo di pensare ed immaginare, capaci di entrare nella mente di killer ed assassini, di visualizzarne il male. Due "eideteker" come spiega Lecter, due visionari, due facce della stessa medaglia, il primo emblema del Male e seguace della sua bellezza, il secondo simbolo della paura e della lotta contro la sua manifestazione.
Uno scontro fra titani che porta Will, dopo l'arresto di Lecter, alla pensione anticipata. Ma la consapevolezza che la sua lucida veggenza potrebbe salvare altre vite, lo rimette in gioco nell'ennesima caccia al mostro, un killer chiamato erroneamente Lupo Mannaro, che al chiaro di luna, massacra a colpi di specchi frantumati e morsi deformi, intere famigliole. Will è costretto, facendosi del male, a chiedere lumi al suo caro Dottor Lecter, che alla prima buona occasione, troverà il modo di pareggiare i conti con qualche omaggio personale...
Vedere Red Dragon è come visualizzare il romanzo di Thomas Harris, di cui il giovane Brett Ratner offre una lettura visiva molto fedele, recuperando anche il finale del libro (che Mann aveva modificato) e facendo quindi di Red Dragon un altro film rispetto a Manhunter, escludendo a priori ogni antipatico e ingiusto confronto da remake.
Una fedeltà che giova alla ricchezza di spunti di cui è intriso il film ma diventa controproducente nell'analisi dei personaggi, talvolta sbrigativa e priva di profondità. Carenza che viene tuttavia colmata dai grandi interpreti di questo film, tutti davvero "azzeccati", a cominciare dal Drago Ralph Fiennes, ritratto raggelante di una nevrosi che ha radici lontane, nell'incubo di un'infanzia terrificante mai superata; un personaggio capace di interessare, nella sua trasfigurazione, quanto e forse più del sempre grandioso Dottor Lecter dal cui carisma non si lascia mai divorare. Un Anthony Hopkins inimitabile, virtuoso interlocutore dell'impeccabile Edward Norton con cui innesca una gara a colpi di bravura, in un duello all'ultima rivelazione. Ottimi anche Harvey Keitel nella parte forse un po' trascurata del brusco Jack Crawford, Philip Saymour Hoffman nel ripugnante giornalista Freddy Lounds, ed Emily Watson, bravissima nel ruolo di Reba McClane, la ragazza cieca che s'innamora del "Signor D." e riesce a "vedere" l'anima buona di Mister Dolar Hyde.
Ted Tally fa un certosino lavoro di sceneggiatura riuscendo a portare alla luce tutti gli elementi della storia che, grazie alle luci di Dante Spinotti - capace, come sempre, di veri acuti drammatici (la rivelazione del Drago a Lounds, l'incendio di casa Dolarhyde) - sprigiona la potenzialità gotica e oscura del romanzo, già fondamentale ne Il silenzio degli innocenti, precedente (?) a cui Red Dragon attinge molto, innanzitutto iterando, omaggiandolo, il confronto Lecter-Starling nel faccia a faccia Lecter-Graham ricostruito nella stessa celeberrima cella del manicomio criminale diretto dal sempre antipatico e opportunista Dottor Chilton (Anthony Heald), ma anche richiamando alcune suggestioni di Jonathan Demme nelle ambientazioni delle indagini, scrupolosamente cercate, ricostruite e filmate da Ratner secondo le descrizioni del romanzo, a cui si attengono con precisione, e nell'accompagnamento musicale di Danny Elfman che, giunti alla scena finale, sembra riallacciarsi impetuoso alla bellissima sinfonia di Howard Shore per Silenzio degli innocenti, mentre il film strizza furbescamente l'occhio al pubblico e ai nostalgici dell'imperturbabile Clarice.
Con la stessa aderenza, Tally e Ratner riprendono dal testo originale anche le suggestioni del protagonista per William Blake e per i suoi Canti (I Canti dell'Innocenza e dell'Esperienza ndr), per le sue immagini inquietanti, che prima di finire nello stomaco di Francis Dolarhyde, forniscono visivamente un'affascinante ed efficace rappresentazione visiva delle sue allucinazioni e del Male Assoluto, incarnato dal sublime acquerello di Blake, Il Drago Rosso e la Donna Vestita di sole .
E lo stesso rispetto porta il regista a raccogliere i riferimenti a Hitchcock che percorrono latenti il romanzo, dove il modo di inscenare i massacri e gli atteggiamenti feticistici del protagonista (la dentiera dell'onnipresente nonnina, i ricordi dei suoi maltrattamenti da parte di Dolarhyde) che richiamano la chiara lezione di Psyco, viene ripreso da Ratner con forza e intelligentemente sfruttati ed amplificati nella scena che precede il finale, arrivando a rendere ancor più significativo il coup de théatre conclusivo del romanzo.
Sicuramente un film da manuale, ineccepibile nella struttura, ricco di tensione, sentimento ed ironia, ma che, nonostante tutto, sembra mancare del guizzo di genio che ne avrebbe consacrato la storia. Una storia complessa e ricchissima di spunti, che nasce dal miglior romanzo di Thomas Harris, ma che, non riesce ad estrapolarne la carica emotiva e le grandissime potenzialità, nonostante l'onestà della sua trasposizione, lasciando talvolta l'impressione di mettere troppa carne al fuoco...
Una carne comunque di prima scelta che fa di Red Dragon un film da vedere, da gustare e da godere, da bravi commensali, come il piatto più saporito della nouvelle cuisine del Dottor Lecter...
Magari accompagnandolo con un buon bicchiere di Chianti...


Ottavia Da Re

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