Lo stagista inaspettato
 

The Tracker

Il Fanatico, il Segugio, il Veterano, la Guida e il Fuggitivo. Cinque personaggi in cerca d'autore, ognuno caratterizzato come un archetipo, attraverso la propria funzione scenica. Rolf de Heer costruisce una storia di conflitti razziali nell'Australia del 1922, raccontando una caccia all'uomo, di tre inseguitori bianchi guidati da una perlustratore aborigeno, un viaggio lento e dilatato che rovescerà ruoli e principi dell'uomo per ristabilire quelli della natura e della libertà. Come nella miglior tradizione western i personaggi vengono ben definiti, scolpiti e tratteggiati grazie anche alla splendida musica che qui acquista un ruolo fondamentale. 10 brani country-blues, cantati dalla voce dell'aborigeno Archie Roach, diventano il filo conduttore della storia guidando lo spettatore nella descrizione di personaggi e pensieri. Una voce profonda che nasce dal protagonista, "the tracker", il perlustratore, lo stupefacente David Gulpilil, volto di roccia imperscrutabile ed intenso, "una faccia antica, come il paesaggio australiano" dice il regista, nelle cui pieghe si legge la tacita sofferenza di una terra e del suo popolo. I suoi pensieri dominano il viaggio e ne determinano i risvolti. Un percorso che si fa esistenziale, toccando i fili scoperti dell'umanità, dei suoi conflitti razziali che si manifestano attraverso il sospetto, il dubbio e l'intolleranza dei protagonisti. La diversità, il pregiudizio, l'odio crescono e si amplificano in azioni inconsulte fino all'autodistruzione, un conflitto che non è più solo razziale ma universale, nell'eterna lotta tra bene e male. I momenti più drammatici delle stragi degli aborigeni vengono celati e resi ancor più tragici da 14 quadri dipinti da Peter Coad, immagini emblematiche che, come preistoriche pitture murali, perpetuano la morte fino all'eternità. Un film sorprendente, fondato sulla profonda meditazione dell'esistenza. Un film che non è un film, ma una ballata, un cammino meditato sul misterioso universo aborigeno, sul fascino di un mondo troppo spesso saccheggiato dalla prepotenza e dalla presunzione. Ma anche un film sulla vita e sulla morte, sulla natura e sulla civiltà, che scava nelle paure e nei lati oscuri della disumana umanità attraverso i silenzi drammatici di chi grida la propria libertà.

"Dio rispetta le leggi degli aborigeni
tanto quanto quelle dei bianchi...
forse di più"


The Tracker


Ottavia Da Re

The Tracker

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