Lo stagista inaspettato
 

Signs

Nel "Segno" di Shyamalan

Tenetevi forte. Precauzione imprescindibile dalla visione dell'ultimo thriller di M. Night Shyamalan, giovanissimo (solo 32 anni) regista di origini indiane che con "Signs" si conferma un vero maestro nell'arte della tensione. Con maggiore richiamo a Il sesto senso, Shyamalan costruisce un thriller di grandissimo impatto emotivo, sospeso fino alla fine fra soprannaturale e misticismo (dimensioni ormai congeniali al regista) ma realizzato ispirandosi a Hitchcock, di cui Gli uccelli sembrano il riferimento più immediato.
La storia è quella di "Padre" Graham Hess (Mel Gibson), ex pastore che vive con i due figli e il fratello Merill (Joaquin Phoenix) in un fattoria fra le verdissime coltivazioni della Pennsylvania, dopo aver perso la moglie in un terribile quanto assurdo incidente, tragedia che lo ha distrutto, trasformandolo in un uomo scettico e senza fede. Quando fra i suoi campi cominciano a comparire degli strani cerchi, fra suggestioni e incredulità, si trova a dover fare i conti con degli eventi inspiegabili e con la propria rassegnazione...
Fra le distese di grano terribilmente uniformi dove si formano i "crop circles", montano il terrore e la paura, calibrati alla perfezione da Shyamalan, che dopo un inizio volutamente giocato sulla lentezza, allentando spesso le maglie della narrazione, dipana con grandissima abilità un crescendo di paura e adrenalina, tutto giocato su finezze e particolari. La m.d.p. si muove seguendo spesso i protagonisti con inquadrature dal basso verso l'alto, dando la sensazione di costante pericolo incombente, attraverso movimenti di macchina sempre molto ben studiati, tesi ad evidenziare gli attori e focalizzarne lo spiazzamento. Protagonisti che si rivelano molto bravi, a cominciare da Mel Gibson, meno attivo del solito, ma molto compreso nella parte (l'attore è molto cattolico e credente) che caratterizza con grande profondità il dramma religioso del suo personaggio, la chiave di volta dell'intero film, a cui fa da spalla un (sempre) ottimo Joaquin Phoenix, sguardo intenso e febbrile. Ma è ai bambini che Shyamalan (che si ritaglia l'ingrata parte dell'investitore della moglie di Hess) affida il suo messaggio (come già avvenne per Haley Joel Osment ne Il sesto senso e per Spencer Treat Clark in Unbreakable), agli occhi intelligenti di Rory Culkin, ultimo discendente della numerosa famiglia di Macaulay, e alla faccetta paffuta della piccola Abigail Breslin, una "sagoma" davvero irresistibile, capace di creare momenti di tenera comicità. Perché "Signs" è anche (se foste pretenziosi) un film molto divertente, a tratti comico come è inevitabile che sia la realtà quando ti dicono che fuori di casa ci sono gli alieni e che sta per arrivare la fine del mondo...Ma le risatine lasciano presto il posto ad un terrore (proprio per questo) ancor più viscerale, quando ti rendi conto che, quei rumori, quei fruscii, quelle ombre nel grano, non sono solo allucinazioni o scherzi da burloni.
I nervi restano costantemente a fior di pelle e fra cantine buie e luci lunari con sottofondo di grilli le pulsazioni sembrano schizzare. Grazie al grande apporto di Tak Fujimoto, capace di filmare nell'ombra e squarciare l'oscurità in acrobazie di luci di grande impatto, Shyamalan dà il meglio di sé nella sua, ormai consolidata, "strategia delle superfici", nelle quali specchiare (l'allucinante immagine sullo schermo televisivo), riflettere (il coltello sotto la porta) e attraverso le quali vedere, rivelare o precludere (le porte sbarrate) lo sguardo ai protagonisti e allo spettatore. Un gioco sottile (Hitchcock docet) che si mescola, attraverso un grande montaggio di Barbara Tulliver, a flashback apparentemente inspiegabili sulla vita del protagonista. Un climax efficace e inarrestabile, sottolineato dalla musica molto inquietante e stridente di James Newton Howard, che ci accompagna fino al "finale a sorpresa", ormai marchio di fabbrica del regista indiano, explicit che non delude le aspettative e arriva a spiegare, intensificandolo, il vero significato dei "Segni".
Segni per coloro che credono, coincidenze per tutti gli altri...
Da non perdere

Ottavia



NOTE TECNICHE

Segni indistruttibili di un Sesto Senso


-Tratto da Designs Upon the Earth di Kevin H. Martin comparso su American Cinematographer Vol.83 N.8

Tak Fujimoto ritorna a collaborare con il giovane regista indiano M.Night Shyamalan dopo la fortunata parentesi avuta con Unbreakable e Il sesto senso. Proprio quest'ultima pellicola gli permise di ottenere una nomination agli oscar nel 2000.
Dopo una meticolosa e chiara preparazione dello storyboard, l'obiettivo principale di Fujimoto fu di filmare, assecondando, ed eventualmente consigliare, il regista.
Regista definito dallo stesso direttore della fotografia una persona molto attenta e aperta ai suoi suggerimenti dell'ultimo minuto. I principali set di Signs comprendevano la fattoria della famiglia Hess e le distese di granoturco che la circondano. Set costruiti ed adiacenti ai campi acquistati a Doylestown, Pennsylvania.
E proprio le distese di granoturco furono la principale sfida cui Tak Fujimoto prese parte e, supportato dalla sua ottima troupe composta da Kyle Rudolph (camera operator), Scott Ramsey (gaffer) e Baird Steptoe (First Assistant), riuscì nelle nove settimane di riprese a raggiungere un elevato grado di raffinatezza visiva, nonostante l'alto numero di situazioni in condizioni di poca luce e bassa profondità di campo cui andò incontro.
Signs fu filmato in Panavision formato anamorfico 1.85:1, utilizzando camere millennium, Panaflex platinum e lightweight, con un set di lenti Z-Series Ultra speed and Super Speed Primes e zoom 5:1 e 10:1.
Fujimoto usò pellicola Kodak EXR 5249 per gli esterni e Kodak Vision 500T 5279 per interni e scene notturne. I disegni visti nel film vennero realizzati da un team sotto la supervisione di Steve Cremin, il quale s'ispirò, insieme all 'Art department, ai numerosi 'Segni' comparsi in tutto il mondo.
La produzione andò incontro a non poche difficoltà, una delle quali la posizione dei generatori che, per ovvi motivi di rumore, dovevano esser installati ad almeno un kilometro dal set, con la conseguenza che illuminare le distese divenne davvero un'impresa. "Una volta addentrati nel campo, gli stessi steli di granoturco annullano la maggior parte della luce applicata, solo una saggia illuminazione ha permesso di non perdersi", aggiunge Fujimoto.
La maggior parte delle luci furono appese ad altezze superiori a 50 metri e, grazie a particolari luci chiamate Musco Light, un persistente bagliore lunare accompagna tutta la pellicola durante le scene notturne.
In risalto, nello svolgimento della trama del film, ci sono le creature aliene, che invadono la fattoria Hess, create dal supervisore per gli effetti speciali Stefen Fangmeier per conto della Industrial Light & Magic (ILM).
In seguito alle precise indicazioni stilate nello storyboard dal regista, Fangmeier dice: "Cercammo di stare molto vicino alle disposizioni del regista avendo chiare le sue idee sull'impatto emotivo che dovevano avere le creature", inoltre, "Il modo di girare alcune scene fu molto in correlazione con il design della creatura e il suo sistema di mimetismo". Questo fu importante perché la presenza aliena non doveva esser solo raffigurato come un semplice mostro.
La creatura doveva essere qualcosa di mai visto fin'ora, sembrare una forma intelligente e in alcuni casi la sua presenza doveva essere perennemente eterea.
Spesso non mostrare il pericolo è un fattore psicologicamente fondamentale, come lo è stato in Alien, e può essere addirittura migliorato, lavorando con molto stile hitchcockiano.
La ILM si ispirò agli OCTOPI, creature marine che si avvicinano molto alle camaleontiche qualità della creatura aliena, creature abituate a vivere mimetizzandosi con le rocce del fondale marino.
Lavorando con in mente la metafora che il nemico spesso è solo la manifestazione della paura dell'ignoto, l'obiettivo principale di Night Shyamalan fu di non rivelare mai chiaramente la forma dell'essere alieno, ma di esaltarne gli improvvisi movimenti riflessi nello schermo televisivo o in un bicchiere.
Così facendo si accresce nello spettatore il dubbio di trovarsi di fronte ad un essere invasore o ad uno scherzo dell'immaginazione. La visione di questo capolavoro fugherà ogni dubbio...

Fabio Pirovano

Signs

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