Lo stagista inaspettato
 

Star Trek: La Nemesi

Il capitano Jean-Luc Picard (Partick Stewart) dopo lunghe ed estenuanti battaglie alla guida dell'Enterprise è riuscito a garantire stabilità e pace tra i pianeti che popolano le galassie. Non ha più molti nemici da combattere e in un tale clima non deve temere nessuno, a parte se stesso...
L'astronave viaggia spedita, in piena sicurezza, e il capitano può perfino dare la sua benedizione al matrimonio fra l'ufficiale William T. Riker (Jonathan Frakes) e il consigliere-veggente Deanna Troi (Marina Sirtis) e permettere al suo braccio destro di lasciare l'Enterprise per diventare a sua volta capitano del Titan.
Ma nel corso del viaggio che condurrà la coppia alla luna di miele, l'ingegnere Geordi La Forge (LeVar Burton) intercetta uno strano segnale di un pianeta vicino dove gli impulsi elettromagnetici portano l'equipaggio a recuperare presso Kolarus III alcuni componenti di un androide che si rivela del tutto simile al loro tenente Data (Brent Spiner). Subito dopo l'Enterprise, trovandosi vicina alla zona neutra, viene incaricata di trattare un accordo di pace avanzato dai Romulani e dal loro nuovo Pretore, ansioso di stringere un patto di non belligeranza con la Federazione. Ma giunti sul pianeta l'equipaggio scopre che il nuovo Pretore, Shinzon (Tom Hardy), non è originario di Romulus ma di un pianeta da sempre ostile, Remus, e assomiglia in modo incredibile allo stesso generale Picard...
Con Star Trek - La Nemesi ha inizio l'ultimo viaggio dell'Enterprise che porterà non solo alla fine della Next Generation ma anche, a meno di improbabili "cambiamenti di rotta", alla conclusione di una delle saghe più longeve e durature della storia del cinema. Di certo, per sua stessa ammissione, il capitano Jean-Luc Picard/Patrick Stewart non sarà più al timone della mitica astronave protagonista di infinite battaglie galattiche e con lui terminerà la serie nata televisivamente appunto come The Next Generation.
Sarà per questo che un sottile velo di malinconia sembra aleggiare sul film, che pur mantenendo le caratteristiche dei precedenti, si differenzia, per la volontà di sperimentare tecniche e situazioni estranee alla ormai celebre e consolidata tradizione della saga.
Così, soprattutto nella parte iniziale, accanto alle figure impostate, ai costumi d'altri tempi, ai dialoghi ironici ma asettici intercalati da espressioni ripetitive, alle "formule" sempre uguali e pur sempre piacevoli, che proprio nella loro continua iterazione hanno conquistato l'affetto del pubblico per generazioni, troviamo scene d'azione un po' grezze, rincorse acrobatiche da action movie, sperimentazioni fotografiche molto originali ma azzardate (Jeffrey Kimball, già direttore della fotografia in Mission: Impossible e stretto collaboratore di John Woo) e toni melodrammatici (vedi il personaggio di Shinzon che nonostante la bravura Tom Hardy appare patetico in confronto all'impassibile Picard) che, pur nelle intenzioni di rinnovare l'universo cristallizato di Star Trek, stonano in maniera evidente con l'impianto generale del film che si mantiene comunque tradizionale.
Non a caso, i momenti migliori e più riusciti emergono nella seconda parte, concentrata maggiormente sul conflitto bene-male e sulla lunga battaglia finale, realizzata con gran dispendio di effetti speciali (coordinati da Terry Frazee, già operativo ne "L'insurrezione"), di effetti visivi (Mark Forker, già supervisore per Il Signore degli anelli e Titanic) e soprattutto di effetti sonori, davvero suggestivi nelle diverse fasi dello scontro tra opposte "ammiraglie".
Un conflitto tra tradizione e innovazione spiegabile in parte con la regia inesperta (e digiuna di Star Trek) di Stuart Baird (un passato di montatore che trapela nelle scene più movimentate), in parte con la volontà di "svecchiare" una serie d'altri tempi, che sembra "teletrasportata" in un universo parallelo, fondata su atmosfere stranianti, che sono diventate la sua "firma", i suoi caratteri distintivi e che qui, invece di essere valorizzati e potenziati, risultano impoveriti e banalizzati a favore di uno stile apparentemente più moderno ma molto più sterile e molto meno affascinante.
Star Trek - La Nemesi si rivela quindi un film debole, poco coinvolgente, penalizzato anche dalla tematica di fondo, legata alla genetica e ai suoi risvolti etici che, nonostante una trattazione coerente e alcuni spunti interessanti, appare un po' troppo anacronistica se confrontata con gli ultimi avvenimenti internazionali, e finisce per far perdere interesse nei confronti della storia e dei suoi protagonisti.
Consigliato esclusivamente ai Romulani e ai fedelissimi di Star Trek.


Ottavia Da Re

Star Trek: La Nemesi

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