Lo stagista inaspettato
 

Welcome to Collinwood

Possono due fratelli registi da Cleveland, Ohio, semisconosciuti esordire sul grande schermo con il remake di un film assolutamente leggendario, come I soliti ignoti, e riuscire a farla franca? Lo so, l'impresa appare ardua e di non poca presunzione, però se dietro questo piccolo progetto indipendente ci sono due produttori come Steven Soderbergh e George Clooney, con la loro neonata casa di produzione Section Eight, le cose cambiano….e parecchio!
La storia ed i personaggi sono ripresi molto fedelmente dal classico di Monicelli del 1958, con poche licenze poetiche, per lo più dovute alla diversa collocazione spazio-temporale di Wellcome to Collinwood e probabilmente anche al pubblico cui è rivolta la pellicola. Tuttavia l'intreccio regge bene, le spassosissime gag e situazioni paradossali si susseguono quasi senza sosta in un'infilata che mantiene un bel ritmo incalzante per tutta la durata del film...
Ecco, proprio questa è l'unica vera nota dolente del lavoro dei fratelli Russo, cioè la lunghezza, o forse sarebbe meglio dire la brevità di Wellcome to Collinwood: perché solo 88 minuti? In effetti il film funziona benissimo anche così, però qualche minuto in più avrebbe reso possibile, magari, descrizioni psicologiche più approfondite di alcuni protagonisti, talvolta delineati davvero come macchiette più che come personaggi a tutto tondo, o qualche ritocco ad una sceneggiatura a tratti troppo esile. Va detta, però, la verità: il piacere in Wellcome to Collinwood non è dato dalla storia, ma dallo straordinario cast composto da caratteristi di prim'ordine le cui performances sono solide ed impeccabili in ogni espressione del viso o in ogni battuta dall'inizio alla fine. Si tratta di un ensemble di attori tra i più affiatati di sempre, capaci di reggere da soli il peso della pellicola e di celare qualche leggerezza registica dettata dall'inesperienza. Pero (Sam Rockwell), Toto (Micheal Jeter), Rosalind (Patricia Clarkson), Basil (Andrei Davoli), Leon, Riley (Isaiah Washington) e Cosimo (Luis Guzman) sono, in assoluto, la chiave del perfetto funzionamento della pellicola, che raggiunge il massimo nella sequenza della rapina durante la notte, dov'è impossibile trattenere sincere e divertitissime risate.
Fra tutti, comunque, spiccano molto chiaramente Sam Rockwell, Michael Jeter e William H. Macy. Il primo nel ruolo del penoso boxeur Pero, in pratica il capobanda, colui che cerca di tener unita la cricca più eterogenea e male assemblata che si sia mai vista, dopo l'uscita di scena di Cosimo, è il mattatore assoluto di ogni scena, capace di catalizzare su di sé ogni sguardo ed attenzione. Il secondo, il compianto Jeter, è l'anziano e stralunato Toto, fragilissimo nel fisico e dal cuore grande: vederlo scorazzare per Collinwood con un'improbabile vestaglia rosa da donna è tra le cose più tenere è divertenti che si siano mai viste! Eccezionale anche il timido Riley, interpretato da Macy, un neopapà con la moglie al fresco per truffa che, in un certo senso, incarna la buona coscienza del gruppo, colui che riporta tutti coi piedi per terra e che meglio ricorda la depressione e la desolazione che regnano a Collinwood, degradato quartiere periferico di Cleveland. Probabilmente, sempre in omaggio a I soliti ignoti, i fratelli Russo hanno mantenuto, appunto, questo clima di disagio e stagnazione economica, che però è come sospeso nel tempo, visto che la città sembra appena uscita dalla grande Depressione degli anni Trenta, ma potrebbe anche essere il secondo dopoguerra, e sia acconciature che costumi sono collocabili in un periodo qualsiasi tra il New Deal e la presidenza Reagan! Nemmeno la lingua facilita la contestualizzazione della pellicola, trattandosi di un misto fra slang americano dei grandi laghi ed esilarante gergo criminale in gran parte enfatizzato per il film e comunque non cronologicamente collocabile. Un aspetto che disorienta, forse, ma certo intriga, anche a causa di una certa tenerezza che prova il pubblico nel vedere questi sei disperati alle prese con gli espedienti più miseri per assicurarsi qualche soldo e, perché no, un futuro meno squallido di quello che Collinwood prospetta loro.
A guarnire il tutto ci pensano la fotografia di Lisa Rinzler, che restituisce un malinconico ritratto color seppia e terra bruciata fuori dal tempo del degrado del quartiere e la favolosa colonna sonora curata da Mark Mothersbaugh, che sottolinea in modo fenomenale ogni performance, stato d'animo o situazione.
In conclusione, Wellcome to Collinwood è una spassosissima commedia, dall'innocente sapore retrò, dagli illustri riferimenti, da gustare senza pretese eccessive, ma a cuor leggero come puro svago intelligente.
Come si dice: andate e divertitevi!


Marta Ravasio

Welcome to Collinwood

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