Lo stagista inaspettato
 

The Truth about Charlie

Jonathan Demme con The Truth about Charlie prosegue sulla strada della sperimentazione che lo aveva portato a realizzare l'interessante Beloved, ma pur mantenendo la stessa protagonista femminile (Thandie Newton) sembra perdere i buoni propositi di allora in un caotico quanto nebuloso collage di citazioni, omaggi e sperimentalismi.
Sarà a causa della (troppa?) venerazione per l'originale Sciarada di Stanley Donen, a cui il film si "ispira" (come si può leggere nei titoli) sarà per la volontà di conferire un'impronta personale al film, ma il suo omaggio al grande classico del 1963 si traduce in un improbabile thriller a tinte, più che fosche, alquanto grottesche.
Niente da dire sulla volontà di "firmare" una pellicola "classica"e caratterizzarla secondo il proprio stile, ma l'eterogenea sperimentazione che Jonathan Demme scatena in The Truth about Charlie è a dir poco eccessiva.
A partire dalla stessa regia, che si contraddistingue per la grande varietà di punti di vista e per situazioni che finiscono per snaturare e sovraccaricare il film di tecnicismi ed effetti visivi fra loro stridenti.
Quella di Demme, infatti, è una mdp mobilissima, isterica, che gira intorno ai personaggi, li rincorre e li spia fino ad inchiodarli in primi piani da interrogatorio, ben supportata in questo senso dalla fotografia altrettanto audace di Tak Fusjimoto, che illumina situazioni e figure per blocchi monocromatici alternando immagini sature e traboccanti di colori intensi (vedi la scena al Tango Palace) ad altre sgranate e sterili di sequenze girate interamente in digitale.
Il tutto avvolto dalla musica, anch'essa eterogenea e comunque molto bella, di Rachel Portman) che dai ritmi latini di Manu Chao passa con disinvoltura alla fisarmonica di un "tango della gelosia", passando per canzoni arabe e melodie francesi che raggiungono il culmine nell'apoteosi di Charles Aznavour, presenza inquietante che aleggia sui protagonisti e sul film…
Contributi di grande qualità, se presi singolarmente, ma che stridono tra loro nel quadro complessivo del film.
Virtuosismi che contribuiscono sì a garantire citazioni ed escursioni più o meno oniriche nel mare magnum delle finezze cinefile ma che finiscono, alla lunga, per disturbare la visione anche dello spettatore più paziente.
Chi ama questo tipo di divagazioni si potrà trastullare con le apparizioni in stile deus ex machina dello stesso Aznavour, divertendosi a riconoscere i camei di icone della Nouvelle Vague come Agnès Varda, Anna Karina e Magali Noel (la donna in nero) attraverso i quali rinvenire il filo conduttore (non l'unico però) del film che lo accompagnerà fino alla tomba di Francois Truffaut...
A tutti gli altri si consiglia una cura di pazienza oppure di lasciarsi andare alle musiche esotiche e alla bellezza di una Parigi, comunque splendidamente inscenata.
Infine, un grande rammarico. Pur essendoci tanta, troppa carne la fuoco, in The Truth about Charlie mancano del tutto gli elementi che avevano fatto grande Sharada: l'ironia, sia pur strettamente legata agli anni '50 e l'alchimia fra i protagonisti, sui quali si focalizzava la storia, che diventava un pretesto per la classe cristallina della coppia composta da Audrey Hepburn e Cary Grant.
In The Truth about Charlie avviene il contrario: il regista si concentra sull'intrigo di fondo per fare di Thandie Newton e Mark Wahlberg un pretesto per sperimentare e aggrovigliare la sua matassa.
I protagonisti, davvero improbabili, rimangono stritolati dal meccanismo, nonostante gli sforzi di lei, una spaurita Thandie Newton, e le smorfie di lui, un goffo e totalmente inespressivo Mark Wahlberg, che per tutto il tempo cerca invano di nascondere sotto cappello e impermeabile i muscoli da spot di intimo firmato, mentre i comprimari non reggono il peso e la personalità di interpreti come James Coburn o George Kennedy. Tra loro spicca solo il grande Tim Robbins, (davvero memorabile negli strepitosi titoli di coda nella citazione di Il silenzio degli innocenti), l'unico capace di mettere in campo autoironia e personalità, e a ricordare lo stile che ha fatto grande Sciarada e reso piccolo The Truth about Charlie


Ottavia Da Re

The Truth about Charlie

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