Lo stagista inaspettato
 

La finestra di fronte

La finestra di fronte è quella in cui Giovanna (Giovanna Mezzogiorno) vede le sue aspirazioni, i sogni che la vita ha messo da parte per sopravvivere, la finestra che ogni sera scruta nella penombra prima di spegnere la sigaretta nella sua cucina economica. Quell'inquadratura fissa incornicia ambizioni segrete e desideri reconditi che si proiettano su Lorenzo (Raoul Bova), impiegato di banca dolce e sensibile, specchio della sua esistenza (so che guardi la finestra di fronte ma non so cosa vedi). Ma la sua vita è fatta di turni in fabbrica, spese al centro, due figli e un marito da "crescere" e gestire.
Una routine che atrofizza, inaridisce, lasciando poco spazio ai sentimenti e alla compassione, anche di fronte a Davide (Massimo Girotti), un vecchio smemorato che si è perso cercando i propri dolorosi ricordi, soffocati dalla guerra, dalle persecuzioni e dal giudizio della gente. Aiutata da Lorenzo, Giovanna indaga sul passato di Davide, trovando una storia disperata e struggente.
Cercando di far luce tra le pieghe di quella stanca esistenza, Giovanna intravvede se stessa, e riscopre le proprie passioni, i desideri troppo a lungo dimenticati, ma anche un destino comune, una corrispondenza di dolorosi sensi che lega i due protagonisti. Davide e Giovanna, anime parallele di "una storia incancellabile", essenze "uguali e fragili" che si incrociano tra un passato che non può più tornare e un presente inafferrabile. Una trama di sottili e drammatiche similitudini che il regista dirige con grande intensità e poesia, su una sceneggiatura bellissima di Gianni Romoli e Tilde Corsi che dipana, attraverso particolari densi di significato (i dolci della protagonista, la ventola della polleria che scandisce la routine) e scenari originali e affascinanti (la Roma popolare, il ghetto ebraico), i fili di esistenze parallele, che si riflettono negli anfratti del tempo e dello spazio, sciogliendo i nodi di una realtà spesso incomprensibile e indecifrabile.
Ferzan Ozpetek immerge i protagonisti nella densità della storia e dei sentimenti, adottando una regia "lirica", toccando le corde più sensibili dell'anima attraverso immagini poetiche che nella loro musicalità si legano indissolubilemnte alle toccanti note dello struggente tema creato da Andrea Guerra per la colonna sonora del film. Una scala discendente che dà il "la" al climax dei sentimenti, che accompagna i moti dell'anima, diventandone espressione e riverbero (emblematica la corsa finale di Giovanna che scende le scale sulle note del pianoforte).
La finestra di fronte è un film sulla memoria, sulle corrispondenze temporali, sulle casualità che incidono la vita e che, come la mano insanguinata del protagonista, lasciano un'impronta indelebile sul muro delle nostre esistenze. Ma è anche un film sul cinema, perché la finestra di fronte non è altro che un'inquadratura, uno spazio ritagliato su cui si posa l'occhio della mdp, mettendo a fuoco i nostri sogni e quelli dei protagonisti. Il cinema che si manifesta attraverso lo sguardo.
Quello ingenuo e fragile di Filippo Nigro (già ne Le fate ignoranti), quello timido e imbarazzato di Raoul Bova, quello straziante e innamorato di Massimo Poggio (sorprendente nella parte di un giovane Davide). Ma soprattutto lo sguardo commovente e antico di Massimo Girotti (venuto a mancare subito dopo le riprese) che distillando "gocce di memoria" concentra nei silenzi e in poche eleganti pose il dramma di un passato e la dolcezza di un amore infranto (...non posso più nemmeno guardare dentro la tua finestra. Era lì che ti vedevo sempre, quando ancora non sapevo il tuo nome...).
Uno sguardo che si riflette e si fonde nello sguardo intenso e forte di Giovanna Mezzogiorno (all’improvviso sento i tuoi gesti nei miei, ti riconosco nelle mie parole...), un'interprete stupefacente, un talento puro dotato di una bellezza struggente, capace di esprimere in ogni scena una profondità lacerante, disarmante.
Lo stesso sguardo su cui finisce per fissarsi l'ultima inquadratura, incorniciando due occhi finalmente consapevoli della propria presenza nella realtà, nella memoria e nel tempo, puntati sul lunghissimo piano-sequenza della vita.

...Tutti coloro che se ne vanno, ti lasciano sempre addosso un po' di sè?
E' questo il segreto della memoria?
Se è così, allora, mi sento più sicura perché so che non sarò mai sola.


(dalla lettera di Giovanna a Davide)



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Ottavia Da Re

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