Lo stagista inaspettato
 

Pollock

Con Pollock, Ed Harris ha realizzato un ritratto del celebre pittore molto convenzionale, ma allo stesso tempo personalizzato. Personalizzato, non personale.
L'elemento convenzionale c'è, inutile negarlo. Protratte insistenze sul blocco dell'artista davanti alla tela bianca, briosa attenzione al guizzo creativo del pittore ispirato, commossa ma mai patetica partecipazione al dramma dell'uomo in crisi, preda della sindrome del fallito prima, schiacciato dal successo e dall'attenzione mediatica poi. Poco nuove anche le inquadrature, ora fisse ora mobili, alle creazioni del protagonista, così come la sensibilità da cineasta per i paesaggi serviti con un'accattivante colonna sonora.
Eppure Harris, per questo suo debutto alla regia, lascia il segno con un'impronta nuova.
Innanzitutto perchè interpreta personalmente Jackson Pollock, lo modella su se stesso e adatta all'indole del pittore la sua recitazione tecnica e un po' virtuosistica, finendo per darne una visione piena e mai contradditoria.
Ma anche per l'uso consapevole che fa degli strumenti narrativi. L'inquadratura si ferma spesso, in una fissità che sembra voler cogliere la profonda essenza di un attimo (molto bella la sequenza del primo approccio fra Pollock e quella che diventerà sua moglie, ripresa da un corridoio semi-buio, silenziosa e sorprendentemente intimistica). E in altri momenti la macchina da presa inizia invece a muoversi, seguendo i personaggi - e spesso i loro stati mentali (Pollock mezzo ubriaco che trasporta in bicicletta una cassetta di birre è ripreso da una in modo decisamente poco fermo).
E senza forzature emerge da tutto il film la sensazione di solitudine e disperato bisogno di sostegno, non solo del pittore, ma anche dell'uomo. Da cosa? Dal delicato e sottile rapporto di Pollock con sua moglie, messo in scena con grande sensibilità da Harris, che lascia da parte la commozione facile per dar spazio alla verità di un rapporto non perfetto, ma vitale.
E quei dialoghi, quel finale che ci piove addosso senza scorciatoie consolatorie, affermano quello che non viene mai detto: spesso dobbiamo molto del nostro successo a chi ci ha spinto avanti e ci ha dato la forza per continuare.
Girato e uscito negli Stati Uniti nel 2000, dopo una lunga e travagliata fase di produzione che ha rischiato di mandare Ed Harris in bancarotta, Pollock approda dopo tre anni nelle sale italiane.
Apprezzabile sul piano tecnico (indicata la fotografia dai colori ora lividi, ora più luminosi), il film è anche e soprattutto un film di recitazione, sorretto da Harris, intenso senza mai strafare, e da Marcia Gay Harden - premiata con l'Oscar nel 2001 come migliore attrice non protagonista - carica di tensione e spontaneità.


Alessandro Bizzotto

Pollock

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