Lo stagista inaspettato
 

2 Fast 2 Furious

Bulli e motori, gioie e dolori
Dopo Fast and Furious, l'uscita di scena del superdivo(?) Vin (turbo) Diesel che aveva abbandonato i box assieme al regista Rob Cohen, aveva portato più di qualcuno alla disperazione più cupa. Ma trattandosi pur sempre di un blockbuster, trovare un sostituto all'altezza dell'espressività (!) del muscoloso Vin e metterlo a servizio di rombanti cavalli americani e non, non si è rivelata certo una missione impossibile. Così, puntati gli abbaglianti sul protagonista del primo film, il bellissimo Paul Walker, e ingaggiato come co-pilota il modello rapper Tyrese Gibson non è rimasto che preparare nuovi bolidi superaccessoriati da lanciare a folle velocità per inedite drag race. Perché, stringi stringi, tutto si riduce a questo: cavalli e motori sempre più veloci e sempre più furiosi...
Un limite o un vantaggio (a seconda dei punti di vista) che se Fast and Furious aveva saputo gestire, il seguito di John Singleton ha voluto "stracciare".
Il film infatti ha un incipit esaltante, in cui emerge tutta la potenza di riprese acrobatiche, effetti visivi digitali molto ben amalgamati alla realtà e poco invadenti e una potenza sonora che pompa watt dagli stereo supersonici dei bagagliai, mescolandosi al ritmo rap e alla musica dei motori. Luci, colori, evoluzioni in gara, la parte iniziale distribuisce ritmo e adrenalina per poi indebolarisci e lasciare spazio ad un po' di trama, un canovaccio abbastanza banale ma soprattutto contorto (vedi alcune forzature come la scena del "topo") che avrebbe meritato un minimo di credibilità in più.
Il film si perde quindi tra supposte bellone da schianto (una mascellona e imbronciata Eva Mendes nel ruolo dell'agente Fuentes e la bruttina Suki/Devon Aoki), praticamente insignificanti accanto alle fiammanti Nissan Skyline R-34, Mitsubishi Evolution 7 e Dodge Viper, e gli alterchi fra i due protagonisti, la polizia e gli scagnozzi del boss, che trascinano la storia fino al finale, con la solita resa dei conti, inseguimenti vari e fedina penale pulita per tutti.
La coppia formata da Paul Walker e Tyrese, potrebbe funzionare e far dimenticare la pelata di Vin Diesel se non fosse penalizzata dalla totale mancanza di caratterizzazione (per un esempio di costruzione dei personaggi vedi Velocità massima), che riduce i personaggi a semplici manichini da "crash- test".
Lo sguardo magnetico del primo (di cui sentiremo ancora parlare) che ricorda a tratti quello spericolato del mitico Steve McQueen (non a caso il suo soprannome nel film è "Bullit" dall'omonimo film in cui McQueen dimostrava tutta la sua abilità come pilota in una corsa divenuta memorabile), e la risata a 365 denti del secondo, rapper ciondolante autore anche della colonna sonora, avrebbero meritato delle battute migliori, mentre i comprimari che si salvano dalla "macchietta" (che non risparmia il "boss" Cole Hauser e i suoi uomini) come il simpatico rapper Ludacris restano relegati sullo sfondo.
Ma la cosa che lascerà sicuramente deluso chi ha apprezzato il primo film e che rende tutto così poco credibile 2 Fast 2 Furious, è la quasi completa assenza del "contesto" meccanico, del tempio sacro delle quattro ruote, il luogo di culto per ogni appassionato di motoridove a furia di elaborazioni e pezzi di ricambio, nasce la potenza di un bolide. E scusate se è poco.
Lo sporco "clima da carrozzeria" di Fast and Furious, che fra cambi olio e ingrassaggi preparava le auto a sfrecciare nei sobborghi di Los Angeles, qui viene "ripulito" per lasciar posto ad una parata di auto superaccessoriate, illuminate come luna park e guidate da tamarri sui viali alla moda di Miami Beach.
Il box auto di Tej (Ludacris) sembra una sala scommesse in confronto all'officina di Dominic Toretto/Vin Diesel e neppure del "gergo meccanico" non c'è traccia. Se si esclude un "cavalli americani" buttato qua e là, non si sente più nominare il vecchio "Nos" (protossido di azoto iniettato nei motori per aumentarne la potenza) né ci sono cofani aperti sotto i quali discutere di valvole, candele e radiatore...
Il regista John Singleton sembra divertirsi solo sulla strada, ma anche qui, a parte qualche "derapata" e un paio di testa coda, le sfide si riducono a esibizioni da circo (come l'acrobatico salto finale) completamente gratuite, con prove di forza senza motivazioni (un boss che ingaggia dei piloti e li mette alla prova?!?), e con poche scene memorabili (si salva la corsa iniziale e l'inseguimento tra i tir), nonostante le incredibili "moto-cam" improntate per le riprese delle auto in corsa che servono soprattutto ad esaltare l'abilità dei movimenti di macchina e della fotografia, gli aspetti migliori del film, assieme al montaggio e alla musica hip-hop della colonna sonora (leggi lo speciale).
Ma è inutile sindacare. Non c'è psicologia e approfondimento emotivo che regga di fronte a certi istinti primordiali. In fin dei conti 2 Fast 2 Furious è un film sulla velocità e sull'adrenalina che cova sotto la pelle di ogni individuo messo al volante di una fuoriserie.
Quindi gli occhi di tutti saranno ancora una volta puntati su quelle quattro ruote fumanti, sempre più "fast" ma sempre meno "furious"...


Ottavia Da Re

2 Fast 2 Furious

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