Lo stagista inaspettato
 

Buongiorno, notte

Gli occhi di Maya Sansa sono l'obiettivo attraverso il quale Marco Bellocchio scandaglia il fondale oscuro della nostra storia, che ha fatto da cornice ad una generazione violenta, malata e poco conosciuta. Perché se oggi ci troviamo a parlare di "anni di piombo" pochissimi sanno cosa si nasconde sotto l'oscurità di una tale definizione. Eppure di fronte agli omicidi di Massimo D'Antona (20 maggio 1999), Marco Biagi (19 marzo 2002) e alla morte dell'agente Emanuele Petri avvenuto il 2 marzo 2003 sul treno Roma-Firenze con l'uccisione di un terrorista e l'arresto di un'altra militante, risulta evidente che quegli anni sono i nostri anni.
E capire cos'è successo allora, significa probabilmente capire perché ancora oggi le parole BR e terrorismo sconvolgono ancora le coscienze di un intero paese.
E' questo l'intento del regista. Capire. Attraverso lo sguardo di Chiara, interpretata da un'ottima Maya Sansa, volto cupo e piglio severo, ma anche attraverso quello cieco e meccanico del gruppo di terroristi guidato da un raggelante e bravissimo Luigi Lo Cascio e del prigioniero Aldo Moro (un intenso Roberto Herlitzka).
Con Buongiorno, notte Bellocchio affonda le lame nelle piaghe di una storia ancora sporca di sangue, di un paese ancora ferito che si guarda indietro e non sa perché la speranza per un futuro migliore per tutti si è trasformata in lotta ed è diventata volenza cieca su chiunque. E non sa perché tutto questo continua ad esserci, nonostante il fallimento, nonostante la Storia, nonostante tutto.
Per tutto il film la mdp sprigiona una forza visionaria incredibilmente potente (già anticipata dal meraviglioso trailer), capace di turbare più di mille dialoghi e di trovare nello sguardo dei terroristi ma soprattutto della protagonista il suo centro focale (con riferimenti costanti all'occhio come visione, conoscenza, introspezione), la sua lente, che amplifica la realtà attraverso una fotografia calibrata su combinazioni di superfici (le pareti dell'appartemanto-covo), contrasti di colore (la stella in rosso sulla parete bianca, il simbolo delle br nel covo) e di luce (i continui passaggi dall'oscurità della tana alla luce estrena) che fungono da coordinate simboliche per l'intero film.
Che si fonda sull'ossimoro del titolo (tratto da un verso di Emily Dickinson), sull'antitesi che caratterizza il contrasto fra normalità e clandestinità, fra pietà e indifferenza, verità e menzogna, vita e morte, luce e buio, giorno e notte.
Scrutando la protagonista, risulta inevitabile pensare alla terrorista arrestata a marzo sul treno Roma-Firenze, alla sua esistenza apparentemente normale, alla sua istruzione universitaria e a quella cieca ferocia che continua ad incupire il suo volto e a produrre comunicati di rivendicazione. A quel buio della pagina più buia della storia italiana da capire ed estirpare. Ma nell'evolversi della storia la protagonista assume anche i connotati simbolici di una "coscienza", finalmente scossa, che si risveglia dalla furia e dal torpore ed immagina, turbata, una storia diversa, un'altra conclusione del sequestro, che possa lasciare Moro libero di andarsene senza condizioni...
Proprio per questo il film si avvia alla conclusione in modo struggente alternando immagini di libertà e prigionia, di colpa e rassegnazione, con la carellata sui politici al funerale di Moro che sembra citare direttamente le omonime spietate inquadrature di The Insider di un altro regista dalle grandi potenzialità visive, come Michael Mann. Chiudendo attraverso sequenze di luce e di buio, del giorno che poteva essere e della notte che è stata, cieca e ottusa come le menti che l'hanno concepita.
Una notte di cui prendere coscienza, assumere consapevolezza.
E' questo il messaggio del film di Marco Bellocchio, un regista capace, come pochi altri, di chiudere la porta in faccia alle convenzioni e ai retaggi religiosi e morali, come ne L'ora di religione, e di aprirla alla storia, ai nostri errori, ai nostri peccati. Per capire, conoscere e non temere più, per poter finalmente dire "Buongiorno, notte".

"Buongiorno, notte" è un verso di Emily Dickinson che ho letto tempo fa, o forse ho solo sentito. Il titolo esatto della poesia, in realtà è "Buongiorno - Mezzanotte", ma ripensando a quel verso mi è sembrato che centrasse bene il clima del film, che ne cogliesse la profondità. Poi è nato questo gioco di parole: BuonGIORNO/NOTTE che contiene una contraddizione e un contrasto che mi sembrano interessanti, perché evoca quel periodo, notturno, angosciante, oscuro. Ma se oggi sia giorno non so.

Marco Bellocchio


Ottavia Da Re

Buongiorno, notte

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