Lo stagista inaspettato
 

Camur (Fango)

Il fango in cui affondano i protagonisti di questo film è il fango nero di una terra assolata, melmoso come la storia, il passato dal quale solo pochi riescono ad emergere per una nuova vita e un possibile futuro. "Camur" riuinisce le frustrazioni di tre protagonisti, legati tra loro da rapporti di parentela e legami affettivi e da una comune solidarietà contro una realtà fatta di guerre (il conflitto fra greci e turchi che ha diviso l'isola di Cipro), ostilità e intolleranza. C'è chi come Temel cerca di sconfiggere i fantasmi del passato lavorando per l'Onu, realizzando statue che vengono scambiate tra le due comunità rivali, chi come Alì che fa il soldato portando con addosso ancora i segni della guerra, dopo una strana malattia perde la voce e creca di curarsi con le proprietà terapeutiche del fango di un antico tempio e chi come Aisha, ginecologa e sorella di Alì, si occupa di problemi di fertilità, con un compagno senza scrupoli che metterà a rischio la vita di tutti.
Tre protagonisti, tre turchi, legati fra loro, accomunati dal passato e dal presente che ancora porta i suoi segni, ma anche individui profondamente soli, abbandonati alle proprie paure (Temel è costantemente terrorizzato paralizzato dal luogo in cui ha ucciso delle persone) e ai propri ricordi. Ma il vero protagonista è il passato, un passato antico, di derivazione ellenistica, reperto di una grande civiltà, di miti e leggende, ma anche un passato di morte, di omicidi di massa, di conflitti etnici irrisolti, che emerge dal fango e viene costantemente rivelato dalle numerose statue antiche simbolo di fertilità e dai continui calchi recuperati per caso da Alì, in un tempio antico. Una melma salata dagli strani poteri taumaturgici, che leniscono le membra informi di poveri storpi e ammalati, ma che distrugge e consuma i protagonisti giorno per giorno, logorando le loro anime. Personaggi che come le statue e i calchi continuamente rappresentati (con immagini davvero suggestive e una fotografia senz'altro di forte impatto visivo) vivono/muoiono da spettri, "bloccati" nella loro "armatura" che li irrigidisce e gli impedisce di affrontare il presente.
Cipro, una terra, un tempo culla di civiltà, che ha sedimentato conflitti e intolleranze dai quali i protagonisti cercano di risanarsi, imbrattandosi con quello stesso fango che li ha generati, nutriti (Temel prepara piatti con il sale del lago che produce il fango) sepolti. Dervis Zaim realizza un film che racchiude in sé degli spunti davvero significativi che vanno dalla continua tensione verso la morte (i continui riferimenti al sepellimento, alla fossa) ma anche alla vita (il parto, la gravidanza, lo sperma raccolto dalle due etnie, l'inseminazione artificiale) che pervadono tutto il film ma che via via però tendono a perdersi nella prolissità, senza trovare una vera coerenza e dando l'impressione di venire liquidati frettolosamente all'insegna di una morale un po' troppo confusa e buonista (il futuro possibile solo attraverso una nuova vita ma con l'aiuto dell'inseminazione artificiale).
Sicuramente più interessante invece la dimensione "visiva" del film, la parte migliore di "Fango", e forse anche quella più significativa, capace, più dei personaggi e di tante parole, di esprimere il rapporto fra la storia, il passato e i conflitti della complessa natura umana.


Ottavia Da Re

Camur (Fango)

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