Lo stagista inaspettato
 

Once Upon a Time in Mexico (C'era una volta in Messico)

Rodriguez riprende la storia di "El Mariachi". Ritrova Salma Hayek (qui in poco più che un cammeo) e Antonio Banderas, ma non rinuncia al suo stile rumoroso.
Once Upon a Time in Mexico è tutto sfrontata esuberanza, un eccesso continuo.
Si inizia con una colonna sonora prepotentemente ridondante e invasiva. Seguono dei sottotitoli per le parti in spagnolo, di un giallo sgargiante e grandi quasi quanto metà schermo (almeno nella versione originale vista a Venezia). E, fra le altre trovate del regista, colpisce una serie di tecniche narrative ora inutili ora banali. Quando il cinico Johnny Depp spara ad cuoco, uno schizzo di sangue sporca lo schermo stesso cadendo sulla macchina da presa; se Banderas scende una scala, Rodriguez ricorre a ben due dissolvenze incrociate per mostrare un'azione così semplice.
È così che l'essenza della storia, che pur avrebbe potuto essere interessante se meglio congegnata, soffoca nel chiasso degli spari e nella confusione degli inseguimenti.
Ahinoi, poco interessanti sono anche i personaggi, fra cui due cattivi privi di scrupoli (i comunque bravi Johnny Depp e Willem Dafoe) che, in tono con il film, si compiacciono del truculento, del kitch e del grottesco.


Alessandro Bizzotto

Once Upon a Time in Mexico (C'era una volta in Messico)

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