Lo stagista inaspettato
 

Out of Time

In un'afosa provincia della Florida, il comandante di polizia Matt Lee Whitlock (Denzel Washington) affronta la delusione seguita alla fine del matrimonio con Alex (Eva Mendes) dividendosi fra l'ordinario servizio di vigilanza e gli incontri con l'amante Ann Merai (Sanaa Lathan). Ma quando misteriosamente quest'ultima e suo marito (Dean Cain) muoiono a causa di un improvviso incendio che ne devasta la casa, Matt si trova nella precaria situazione di dover nascondere a tutti la sua relazione con la donna scomparsa; gli indizi per scovare un responsabile conducono tutti a lui. Stare sempre un passo avanti ai colleghi della polizia (Alex inclusa) sarà difficile, la verità lontana anni luce dai sospetti iniziali.
Ibrido fra il thriller e la detective story, il nuovo film di Carl Franklin (La voce dell'amore, High Crimes) si preoccupa soprattutto di farcire lo sviluppo narrativo con componenti che ne esaltino la struttura e facilitino la visione.
Humour e sensualità ricamano su Out of Time i toni più diversi per un frullato di generi in cui, fra tanta carne al fuoco, le svolte sono meno armoniche e motivate di quanto un ritmo privo di cadute potesse sostenere.
La storia è uno spunto più che buono, banalizzato forse da qualche luogo comune (il marito geloso e pericoloso, l'ex moglie bella e rampante ufficiale di polizia), e a penalizzarla interviene soprattutto un'eccessiva sicurezza nel condurre un marchingegno progettato con cura e - con ogni probabilità - studiato a tavolino per creare effetti in definitiva poco spontanei.
Ma il meccanismo del giallo funziona, non s'affossa e si mantiene teso anche senza brillare per originalità, per quanto il finale con colpo di scena multiplo sia un'esagerazione che difficilmente riesce. Un ottimo esempio, in materia, è Le verità nascoste di Robert Zemeckis, modello perfetto guardare al quale sarebbe salutare per parecchi cineasti (per quanto il confronto con Out of Time sia scorretto per via della profonda differenza d'intenzione).
Così le pecche di banalità si nascondono dietro la conduzione di un gioco disimpegnato ma non noioso, ora divertissement, ora giallo dai ritmi serrati, marchingegno di racconto comunque sempre ben oliato.
La prova di Denzel Washington, aiutata da una sceneggiatura che ritrae i personaggi con profondità dimensionale sempre dignitosa, è un po' monotona e risaputa quanto a espressività. Se lo scorrere di Out of Time non ne risente, il merito va soprattutto a un montaggio che si fa notare per intelligenza nell'articolazione delle sequenze e sa amplificare il dinamismo dell'intreccio, cui sanno adeguarsi anche le interpretazioni delle due comprimarie, quella spavalda e divertita di Eva Mendes e quella tesa e sofferta di Sanaa Lathan.


Alessandro Bizzotto

Out of Time

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