Lo stagista inaspettato
 

Closer

Già autore di successo dagli anni Sessanta e Settanta con Chi ha paura di Virginia Woolf?, Il laureato e Conoscenza carnale, Mike Nichols è tornato alla ribalta col nuovo secolo dimostrando come l'età anagrafica (settantatre nel suo caso) viaggi autonoma rispetto alla creatività professionale. Al successone del film per la televisione Angels in America, decorato da multipli Golden Globe e Emmy Award - gli Oscar della tv USA -, ha fatto seguire l'adattamento cinematografico di Closer di Patrick Marber, che s'è occupato di stenderne anche la versione sceneggiata per il grande schermo sulla base dell'originale teatrale.
Girotondo sentimentale di un quartetto spaventato a modo suo dall'isolamento sentimentale, Closer taglia e cuce i pezzi del rapporto fra il cronista con velleità letterarie Dan, l'ex-spogliarellista Alice, la raffinata Anna, fotografa di successo, e il ruvido dermatologo Larry. Pensato e ideato per un poker di divi e interpreti deciso in partenza, il copione è stato affidato a Jude Law per il ruolo di Dan, a Clive Owen (già interprete di Dan a teatro) per quello di Larry e a Natalie Portman per la parte di Alice. Scritta appositamente per Cate Blanchett, la parte di Anna é stata consegnata a Julia Roberts dopo la rinuncia della prima causa maternità.
E non é casuale che Nichols tanto si sia preoccupato delle scelte di casting in fase iniziale della pre-produzione. Saldamente ancorato all'impostazione di teatro, Closer s'impone come opera messa a fuoco e puntata sui quattro protagonisti per un'immersione non-stop nella loro insicura e sofferta catabasi sentimentale.
Sfruttando abilmente l'origine teatrale del testo di Marber senza soccombere all'inevitabile rigidità, Mike Nichols ha architettato un marchingegno narrativo che splende di rigore nel rispetto e nell'uso simultaneo di un'economia geometrica. Ovviamente ogni tentata concessione all'aspetto romantico é preclusa in partenza. Closer è freddo e distaccato, pungente nell'indifferenza - ora divertita - con cui scopre il lato più intimo delle debolezze dei protagonisti.
In questo caso, il merito di Nichols e di Marber sta nell'aver messo in immagini una gelida carrellata sulle deviazioni anche sessuali meno canoniche evitando sia un perbenistico senso di ritrosia sia la volgarità. La raffinatezza latente che trasuda l'impostazione stilistica giova ai dialoghi, essenziali eppure privi di ambiguità, che bene si accompagnano ad un allestimento minimal e chic. La luminosa fotografia di Stephen Goldblatt (Batman Forever, In fondo al cuore) evita di esaltare il colore troppo acceso, giocando in sintonia con la costumista Ann Roth (Il paziente inglese, The Hours, Ritorno a Cold Mountain) che veste con gusto lineare e tinte spente i corpi belli e tormentati. Con l'eccezione della scena che si svolge nel locale a luci rosse in cui Larry paga Alice per uno show privato, in cui all'effetto saturo delle luci rosate e blu della sala si somma l'innaturale grado cromatico del vestito e soprattutto della parrucca rosa della ragazza.
E il clima di apparente britishness, la sobria bellezza che cela gli istinti e si esprime nella scelta di una location come la Londra di St Paul Cathedral e dell'Aquarium sul Tamigi, é abbinato a una colonna sonora che mescola arie di Rossini ed estratti da Così fan tutte di Mozart, splendida scelta che sposa la poetica di Nichols in modo incisivo e acuto.
Il glamour, poi, é quello che portano in dote le star, non semplice patina sexy, ma specchio lucido di recitazione attenta. Bravissimo é Jude Law, che trova con il suo personaggio un equilibrio fra egoismo e insicurezza sentimentale che ha come baricentro una pretesa personalità brillante anziché l'appeal fisico. Clive Owen sa essere rozzo e intelligente, acuto e a tratti sgradevole, mai caratterista ma sempre personaggio multifaccia, allontanandosi dall'immagine più convenzionale dei precedenti Gosford Park e King Arthur. E sorprendente é pure Julia Roberts, che trova con la figura di Anna un'occasione nuova per dare espressione a una vena eclettica spesso sacrificata. Intensa ed elegante (non più solo ironica e frizzante), la Roberts smussa sì l'ambiguità del personaggio, ma con una prova tesa e accorata che fa respirare all'unisono ruolo e interprete, e si fa ricordare come una delle migliori della sua carriera. A restare indietro, per quanto brava, é Natalie Portman, sinuosa e scattante dietro la maschera ingannevole di lap dancer, più debole come amante ferita e sofferente.
A lasciare il segno, in definitiva, non é comunque il linguaggio crudo o rabbioso (Dan che dà un appuntamento a Larry in chat fingendosi donna con linguaggio spinto, Larry che indaga con ossessiva morbosità sui risvolti del tradimento di Anna), né la sconcertante nonchalance con cui le passioni si lasciano deviare dall'egocentrismo e dall'indecisione. E' soprattutto l'inutilità del ricordo e della memoria a fungere da spunto, non unico ma incredibilmente incisivo, a una storia di scelte sbagliate e di dietrofront inaspettati, in cui l'amore e il sesso si alternano e si confondono, si fanno (ma quanto si vivono?) per passione o per vendetta.


Alessandro Bizzotto

Closer

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