Lo stagista inaspettato
 

Una lunga domenica di passioni

Torna Jean-Pierre Jeunet ed il suo stravagante quanto convincente modo di fare cinema, modus operandi già apprezzato nel bellissimo Amèlie, di cui riprende la tecnica e la straordinaria forza visiva.
Non mancano neppure i suoi attori “feticci” Dominique Pinon (Delicatessen, Alien Ressurection, Il favoloso mondo di Amélie) nel ruolo dello zio Sylvaine e la bravissima Audrey Taotou nei panni di un’impavida quanta scaltra Mathilde, una ragazza fisicamente menomata, ma abilissima nel decifrare i tanti messaggi in codice di una vita piena d’avversità al cui sguardo, sincero e puro, il regista affida totalmente lo spirito del film.
Piena libertà artistica viene data anche ad un altro ‘protagonista’ del film, il bravissimo direttore della fotografia Bruno Delbonnel AFC che, dopo la nomination all’Oscar® per Amélie, si conferma un autentico talento visionario sfornando un impressionismo cinematico (gira, confermando la firma stilistica di Jeunet dei suoi primi piani con lenti a grandangolo, con Arricam Studio Lite, Aaton 35-III in formato super 35 mm2.35: 1con pellicola Kodak Vision2 500T 5218 - per le scene con meno luce -, Vision 200T 5274 e utilizza lenti Cooks S4 e Technovision).
Colori e luci, infatti, diventano la chiave di questa pellicola, che si svela e trova significato alternando l’eterno tramonto nella casa di Mathilde alle gelide sfumature della trincea; non a caso le tecniche utilizzate derivano, rispettando di più la grana e l’essenza della pellicola, dall’ENR (Tecnica di desaturazione che fece famoso Seven di Fincher), mentre il lavoro sui contrasti e sulle relazioni cromatiche, permesso dal Digital Intermediate del Laboratorio Eclaire, dà la possibilità allo stesso direttore della fotografia, di dimostrare quanto la pittura si possa avvicinare al modo di fare cinema del giorno d’oggi, facendo, con questa tecnica, da tavolozza e spettrofotometro alle condizioni emotive della storia.
Angelo Badalamenti cura le musiche, grandissimo come al solito, con il suo clichè twinpeaksiano che accompagna agro, dolcecemente, questa vicenda d’amore e di speranza.
Una lunga domenica di Passioni, film da non perdere assolutamente, contiene i tempi e alcuni spunti narrativi/visivi già ammirati in Amélie, ma è forse uno dei più bei film sulla Prima Guerra mondiale mai realizzato. Jeunet sembra voler imparare dallo sbarco in Normandia di Salvate il soldato Ryan ma, a parer mio, in certi spunti lo supera, cogliendo in pieno le situazioni emotive di una trincea, esaltando il valore umano dei protagonisti e gridando all’inutilità delirante e contagiosa della guerra.


Fabio Pirovano

Una lunga domenica di passioni

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