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La recensione: LA LA LAND a cura di Ilaria Serina

“Dedicato ai folli e ai sognatori”

Ci sono film che sono vere e proprie dichiarazioni d’amore al Cinema: perché lo citano, lo omaggiano o lo celebrano e poco importa quale sia la storia che viene raccontata, poiché il motivo per cui vengono scritti, diretti e interpretati è la possibilità di realizzare una celebrazione appassionata e sincera di quello che rappresenta la Settima Arte per tutti coloro che non potrebbero mai nemmeno pensare di vivere senza di essa, sia che ci si trovi al di qua o al di là dello schermo. Con “La La Land” Damien Chazelle porta senz’altro a compimento la sua di proclamazione d’amore, concretizzando quello che a suo stesso dire è stato un sogno accarezzato e coltivato lungamente...


La recensione: A UNITED KINGDOM – l’amore che ha cambiato la storia

“Nessun uomo è libero se non è padrone di sé stesso”

L’ultima volta che abbiamo avuto occasione d’incontrarla sul grande schermo delle sale cinematografiche italiane, interpretava la moglie tradita di un bolso ed annoiato Ben Affleck in “Gone Girl” di David Fincher. Figlia di una coppia di psicologi che hanno saccheggiato la sua vita per arricchirsi scrivendo una collana di romanzi di formazione, divenuti poi best seller; dopo aver perso il lavoro ed aver seguito il marito nel Missouri per curare la suocera malata di cancro, finendo per diventare tutto ciò che odiava e derideva con disprezzo; Amy Elliott Dunne non cede alle debolezze di una donna ferita, ma reagisce trasformandosi in una spietata mantide religiosa, come poche prima di lei! Con questo personaggio Rosamund Pike mise a segno due anni fa un’interpretazione che le valse l’attenzione ed il plauso della critica, oltre che un posto d’onore tra le colleghe nominate con lei, come migliori attrici della stagione, in tutti i premi più importanti dell’anno. Curioso ritrovarla oggi con un personaggio diametralmente opposto


La recensione: BILLY LYNN - UN GIORNO DA EROE a cura di Ilaria Serina

“Distruggere un Paese è facile, opporsi al proprio, quello sì che richiederebbe un eroe”
– Kathryn Lynn al fratello Billy


Ang Lee si dimostra nuovamente un autore capace di sorprendere e stupire. Il pluripremiato regista taiwanese ci ha in effetti abituati, in ben venticinque anni di onorata carriera, ad un cinema di rara sensibilità e grande versatilità. Dagli scenari in costume adattando Jane Austen, alla crisi coniugale di due coppie nel Connecticut agli inizi degli anni settanta; per passare dal fantasy cavalleresco di ambientazione orientale, all’action movie fumettistico prepotentemente americano; sino a giungere alle passioni proibite che coinvolgono e consumano l’animo di due mandriani del Wyoming, piuttosto che di una studentessa divenuta una spia nella Shanghai degli anni quaranta; per approdare infine all’allegoria di un naufragio, evocativa trasposizione cinematografica sull’importanza dei ricordi ed il potere del racconto...<7p>


La recensione: COLLATERAL BEAUTY a cura di Ilaria Serina

Al cinema dal 4 gennaio

Amore. Tempo. Morte. Questi sono secondo Howard Inlet, brillante agente pubblicitario a capo di un’agenzia newyorkese di successo, i cardini della nostra intera esistenza e tutto ciò che realmente ci accomuna a qualunque altro essere umano sulla faccia della Terra: una connessione profonda data dall’innegabile condivisione di questi tre aspetti della vita che ci legano gli uni agli altri ben al di là di tutto quello che, al contrario, potrebbe mai dividerci. In un memorabile discorso di trionfo atto a celebrare un anno di successi lavorativi, Howard ( Will Smith ) ricorda a tutti i suoi collaboratori come tale successo sia giunto proprio poiché ognuno di loro lavora tenendo sempre ben a mente l’unica, vera, essenziale domanda che ci spinge ad alzarci ogni mattina per vivere la giornata che ci attende e alla quale ha senso cercar di dare una risposta: “perché?” Quesito non da poco, al quale potremo riuscire a restituire un pieno significato solo non trascurando mai quel umano trittico comune denominatore...


ARRIVAL: la recensione di Ilaria Serina

La fantascienza, pressoché misconosciuta nel panorama cinematografico italiano, trova ancora credito in quello straniero, specialmente statunitense, dove, al di là degli action movie che permettono un uso smodato degli effetti speciali e promettono incassi record al botteghino per la gioia delle major, che si affidano per tanto a saghe decennali con conseguenti derivazioni; è un genere che consente anche riflessioni intimiste o metafisiche, sino a giungere alle incursioni nell’horror per indagare le più recondite paure dell’animo umano, scatenate da minacce vere o presunte, siano esse interne e quindi di natura psicologica, piuttosto che esterne, imputabili ad attacchi da altri pianeti. Per fare solo alcuni esempi recenti, a testimonianza di come un genere cinematografico tra i più consolidati e contaminati trovi ancora linfa vitale tra i suoi sostenitori, basti pensare alle operazioni commerciali di rilancio a matrice nostalgica fatte da J.J.Abrams con il più classico “Star Trek” ed il più fantasy e cavalleresco “Star Wars” o allo splendido e adrenalinico “Mad Max: Fury Road” firmato dal suo creatore George Miller che vinse così una scommessa non da poco; passando per la lotta alla sopravvivenza raccontate da Ridley Scott e da Alfonso Cuarón rispettivamente in “Sopravvissuto - The Martian” e “Gravity”; sino a giungere all’esplorazione del tempo oltre che dello Spazio in “Interstellar” ad opera di Christopher Nolan. Tutti film che si sono aggiudicati menzioni o riconoscimenti nelle premiazioni più prestigiose, hanno trovato l’apprezzamento del pubblico ed il sostegno della critica. E’ senz’altro tra questi ultimi citati che va a collocarsi l’esordio nella fantascienza di Denis Villeneuve...


La recensione: E' SOLO LA FINE DEL MONDO a cura di Ilaria Serina

Al cinema dal 7 dicembre

Xavier Dolan continua a mantenere al centro dei suoi film le complesse e delicate dinamiche famigliari, raccontandole con l’innegabile originalità di una regia che lo ha reso “l’enfant prodige” del cinema canadese, lo ha visto gradito ed apprezzato ospite del Festival di Cannes negli ultimi sei anni – ad eccezione della parentesi veneziana nel 2013 con “Tom à la ferme” – imponendolo sul panorama internazionale come uno degli autori più interessanti e promettenti tra le nuove leve di cineasti. Il rapporto conflittuale con la figura materna grazie al quale ha esordito a soli diciannove anni con “J’ai tué ma mère” e raccontando il quale si è aggiudicato il Premio della Giuria alla 67esima edizione del Festival di Cannes con l’intenso e riuscitissimo “Mommy”; si accompagna alle difficoltà che spesso s’incontrano nel ricercare e confrontarsi con la propria identità sessuale ( “Laurence Anyways e il desiderio di una donna” ), sino ad affrontare il tema del distacco, sia esso voluto più o meno consapevolmente per riaffermare la propria indipendenza ed identità, piuttosto che imposto da ingerenze superiori e al di fuori del nostro controllo...


La recensione: SHUT IN a cura di Ilaria Serina

Al cinema dal 7 dicembre

Mary Portman (Naomi Watts)è una psicologa infantile costretta a vivere una realtà di semi isolamento a causa di un incidente d’auto che l’ha resa vedova ed ha ridotto Steven, il suo figliastro, in stato vegetativo. Le sue giornate sono scandite dalla quotidiana routine che la vede occuparsi con dedizione di tutte le fondamentali necessità dell’adolescente, al quale è legata da un sincero affetto, ma anche da un profondo senso di colpa irrisolto, a causa di incomprensioni passate e che oramai, proprio per la situazione che entrambi si trovano a vivere e a dover condividere, difficilmente avranno mai la possibilità di chiarire. Mary si divide dunque tra la casa in cui adempie pienamente al suo ruolo di madre, allo studio, situato a pochi metri da essa, in cui invece esercita la sua professione. L’incessante reiterarsi di giornate identiche le une alle altre che perdura oramai da mesi, con le ovvie difficoltà non solo fisiche, ma anche psicologiche, provano a tal punto lo stato di salute di Mary d’arrivare a soffrire di forti allucinazioni e disturbi del sonno, tanto da richiedere l’intervento di un amico e collega, il Dr. Wilson...






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Settimanale di informazione cinematografica - Direttore responsabile: Ottavia Da Re
Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Venezia n. 1514/05 del 28 luglio 2005
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