Lo stagista inaspettato
 

The Italian Job

"No digital!"
Non poteva rispondere in modo più eloquente il produttore James R. Dyer, alle nostre domande sulle tecniche utilizzate per le riprese di The Italian Job durante la conferenza stampa di presentazione del film, individuando subito il maggior pregio di un action movie autentico, privo di inutili artifici, capace di essere spettacolare anche senza tante, a volte davvero inutili, manipolazioni digitali e di farci ricordare la bellezza di un'azione dal vero, in cui stuntman e attori, nelle debite proporzioni, hanno saputo padroneggiare le scene più audaci, emozionanti e adrenaliniche, mettendoci impegno, brividi, sudore e perché no, un bel po' di divertimento.
Infatti, un altro elemento palpabile del film è proprio il clima ludico e spensierato con cui gli interpreti hanno affrontato il set, cimentandosi con i mezzi più diversi, attraversando letteralemente mezzo mondo e godendosi l'avventura del film, divertendosi facendo divertire, e lasciando spazio alla più pura, onesta e liberatoria "azione"…
Qualità, di questi tempi, davvero rara e, per questo, ancor più apprezzabile. Soprattutto quando la storia si dimostra ben costruita, con una sceneggiatura tutt'altro che prevedibile e gli scenari variano continuamente passando senza troppe lungaggini dal Canal Grande di Venezia, alle innevate pendici della Val di Fassa, con il lago ghiacciato di Fedaia, per concludersi nel traffico metropolitano di Los Angeles in una giostra di scorci suggestivi che guidano le simpatiche gesta dei nostri eroi.
Fra le geometrie dei trapezisti di Matrix, con rispetto parlando, e le evoluzioni aeree delle donne bioniche e siliconate in Ferrari Testarossa di Charlie's Angels 2, per fortuna c'è ancora posto per degli sfrenati inseguimenti in motoscafo, per una sfrecciante corsa in Mini (l'unica auto capace di infilarsi nei cunicoli della metro e di scalare senza capottarsi!) ma soprattutto per un po' di rispetto nei confronti degli spettatori che amano un'azione che si possa ancora definire realistica.
Agli altri, basterà sfogliare il carnet di ballo del cinema più vicino per trovare gli artifici più estremi, ma per i soliti ignoti, per fortuna, c'è The Italian Job con le sue simpatiche canaglie, dal più divertente, Seth Green, l'irresistibile Napster, al più imbalsamato, il solito inespressivo Mark Wahlberg, con l'immancabile faccia da schiaffi, Jason Statham (Scnatch) e la bella, davvero bellissima di turno, Charlize Theron; senza dimenticare il bizzarro esperto di esplosivi con la fobia dei cani (il raffinato rapper Mos Def), e il mentore della compagnia, il beffardo Donald Sutherland, prematuramente fatto fuori dalla banda e dal film (un vero peccato!) dalla canaglia traditrice, il cinico Edward - baffetti all'italiana- Norton.
Personaggi sul filo dello stereotipo, che a tratti rischiano la macchietta, e forse un po' troppo forgiati sul modello Ocean's Eleven (ma quanti film sta ispirando mister Soderbergh?) ma tenuti su dall'ironia che avvolge il film in un crescendo ben ritmato sul climax dell'azione, che fra appostamenti e imprevisti originali, trova il suo colpo e il suo happening finale nella fenomenale corsa delle Mini, le vere protagoniste della seconda parte del film, che fra rombate e testa coda con freno a mano (una nota di merito a Charlize Theron, secondo il produttore, un' autentica rivelazione come pilota) fanno girare le loro quattro ruote sulle stelle della Walk of Fame, zigzagando come in una gara di kart, fra passanti e colonne di auto bloccate ai semafori impazziti.
Non solo il sogno per ogni automobilista bloccato nel traffico di punta (!) ma una sequenza davvero entusiasmante, girata con perizia e montata con stile impeccabile che, assieme all'ouverture veneziana, vale tutto il film, ma soprattutto l'emozione autentica di un'azione reale…No digital.

Leggi lo speciale: scoprite con noi i segreti di THE ITALIAN JOB


Ottavia Da Re

The Italian Job

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