Lo stagista inaspettato
 

The Constant Gardener - La cospirazione

Giunti alle porte del primo week-end di marzo, uno degli ultimi di questo freddoloso inverno, ma ancora una volta testimone di un’indubbiamente ricca, interessante e quanto mai provocatoria stagione cinematografica; ci apprestiamo ad assistere all’uscita in sala di nuove pellicole, tra le quali potremo trovare The Constant Gardener firmata dal regista brasiliano Fernando Meirelles, che qui in Italia avrà il titolo, forse meno sottile nella ricerca di sfumature di significato, ma se non altro per una volta azzeccato de “La Cospirazione”.
Tratto dal best seller di un affermato ed amato scrittore come John Le Carré, s’avvale di due protagonisti d’eccezione come Ralph Fiennes (Quiz Show e Strange Days) e Rachel Weisz (Lo straniero che venne dal mare e About a Boy), rispettivamente nei ruoli di Justin e Tessa Quayle.
Il film denuncia apertamente l’irresponsabile politica di sperimentazione farmaceutica a danno di popolazioni del terzo mondo, al solo scopo di compiacere ed arricchire i propri maggiori investitori. La trama si dipana alternando spy story a love story, con due personaggi intensi e complessi. Lei fervida idealista, capace di dimostrare un carattere tanto caparbio nella ricerca della verità, da divenire vittima di un improbabile delitto a sfondo passionale, per coprire, come tristemente la realtà ci ha dato modo d’imparare, colpe ben più gravi agli occhi del mondo libero. Lui uomo diplomatico dalla carriera mancata a causa della sfrontatezza della moglie in ambito politico – secondo il modesto parere di colleghi ed “amici” di quest’ultimo – si ritrova a fare i conti, non soltanto con un inaspettato quanto doloroso lutto, ma dovrà fronteggiare quanti cercheranno di persuaderlo ad accettare l’infedeltà della moglie come unica risposta alla sua tragica scomparsa. L’unico maniera per Justin di riconciliarsi con l’autentico ricordo della moglie e trovare al contempo delle esaurienti risposte ai perché che lo hanno privato di ciò che rimaneva della sua famiglia, sarà quello di ripercorrere a ritroso il pericoloso cammino intrapreso da Tessa. Costringendo sé stesso ad un doloroso, ma quanto mai necessario cambiamento interiore, approderà infine ad una nuova presa di coscienza, non solo di sé, ma della realtà che lo ha sempre tristemente circondato. E’ un film che, a parte qualche lungaggine di troppo, effettivamente avvince lo spettatore sino all’epilogo della vicenda: utilizzando sapientemente l’espediente della trama di genere, come lascia passare ideale per tematiche da film d’inchiesta, che altrimenti avrebbe presentato non poche e pericolose insidie alla buona riuscita finale della pellicola.
Questo week-end però, come moltissimi appassionati cinefili ben sapranno, vedrà anche la 78esima cerimonia di assegnazione degli Oscar al Kodak Theatre di Los Angeles. Le nominations di quest’anno hanno dimostrato, da parte dell’Accademy, una maggiore apertura nei confronti di un cinema attento e sensibile a determinate questioni politiche e sociali; ma che forse non ha saputo porre nella giusta considerazione la pellicola di Meirelles, a causa di una scomoda e plateale imputazione di responsabilità, eticamente davvero poco lusinghiere, nei confronti delle grandi industrie farmaceutiche, che qui vengono equiparate alle lobby delle armi o alle industrie del tabacco. Bisogna però dire, a onor del vero, che le scelte indirizzate verso le pellicole più coraggiose, sono anche quelle stesse firmate da due nomi hollywoodiani come Steven Spielbergh e George Clooney; contestualizzate per altro in un panorama cinematografico che mai come quello di quest’anno – rispetto al passato recente – è stato qualitativamente e tematicamente ben definito, lasciando davvero poco spazio di manovra a coloro che avrebbero, in ultima analisi, assegnato le candidature nelle rispettive categorie. Questa riflessione, credete, davvero nulla vuol togliere al merito di film eccezionali come Good Night and Good Luck e Munich.
“La Cospirazione”, film fortemente voluto dal produttore Simon Channing-Williams (storico produttore dei film di Mike Leigh), che vedeva nel romanzo di Le Carré una storia dall’alto potenziale cinematografico e amaramente attuale nell’evidenziare le condizioni di vita a dir poco miserrime nelle quali vertono la stragrande maggioranza delle popolazioni del terzo mondo; per di più ritenute giustamente sacrificabili come cavie, per veri e propri esperimenti scientifici.
Williams trova nello sceneggiatore Jeffrey Caine (GoldenEye) il collaboratore ideale da affiancare al famoso romanziere. Tra i due nacque infatti un sodalizio creativo quanto mai proficuo – premiato con una nomination agli Oscar di quest’anno per la miglior sceneggiatura non originale – dove le necessità cinematografiche non arriveranno mai ad essere prevaricatrici, a discapito dei contenuti del libro: trovando per di più, nella visione del regista brasiliano, la giusta poetica di congiunzione tra le due forme espressive. Meirelles riesce incredibilmente a gettare lo spettatore al centro della scena, ma al contempo crea la distanza necessaria per non perdere un punto di vista esterno alla storia narrata. La macchina da presa segue con estrema mobilità ed in maniera molto ravvicinata i protagonisti: con immagini spesso sporche ed un ritmo discontinuo. Se in un primo momento risulta efficace per immergerci nella viva realtà delle baraccopoli africane, attraverso le incursioni di Tessa, quasi a voler essere un reportage o un documentario; quando il thriller politico prende il sopravvento, lo stesso punto di vista, diviene sintomatico di una cospirazione in atto, tesa ad occultare le prove d’interessi pecuniari troppo scomodi, dove la minaccia che attenta alla vita dei protagonisti si cela anche dietro gli aspetti più semplici e quotidiani della vita. Complice della regia di Meirelles nell’alternare abilmente tempi, luoghi e temi della narrazione sin d’ora citati, è il montaggio di Claire Simpson (Platoon e Wall Street); prezioso lavoro che l’Academy le ha riconosciuto conferendole l’onore di un’ulteriore nomination all’Oscar. Notevole anche la fotografia curata da César Charlone (Man on fire – il fuoco della vendetta), che contraddistingue nettamente la calda e colorata realtà dell’Africa più disagiata, dal freddo e cinico mondo calcolatore del nord Europa; ricordando inequivocabilmente l’operazione messa in atto da Peter Andrew (pseudonimo di Steven Soderbergh), direttore della fotografia di Traffic. Se però nella pellicola di Soderbergh il risultato era dettato per lo più da una ricerca estetica, che finiva col conferire un’aria patinata agli ambienti descritti nella pellicola del regista statunitense; nel caso di Meirelles, l’espediente di virare prepotentemente verso determinate ricerche cromatiche, differenziando di fatto i due emisferi terrestri, meglio si conface ad ottenere un risultato più convincente.
Il personaggio di Tessa Quayle – che ha permesso all’attrice Rachel Weisz di aggiudicarsi un Golden Globe come attrice non protagonista ed una nomination nella medesima categoria, dove per altro viene vista come una delle favorite nell’aggiudicarsi la statuetta – è stato forgiato dalla penna di John Le Carré, ispirandosi ad una donna realmente esistita e da lui conosciuta di nome Yvette Pierpaoli: attivista sin dall’età di 19 anni e morta a 60 in un incidente d’auto in Albania. Tessa è una donna carismatica che agisce per lo più d’istinto; rifiuta il protocollo e spesso finisce col suscitare al contempo, nello spettatore, ammirazione e disappunto per l’ostinazione e l’irritante determinazione con cui a volte discutibilmente, persegue scopi più alti. Justin Quayle, suo marito e membro dell’Alto Commissariato Britannico, è esattamente l’opposto: la perfetta impersonificazione di quel giardiniere tenace che dà il titolo alla versione originale del film; un uomo apparentemente incapace di quegli stessi slanci che spingono invece la moglie a non arrendersi mai, ma pronto a divenire un punto di riferimento saldo nella vita della donna.
Coppia forse di primo acchito improbabile sulla carta – almeno cinematograficamente parlando, quella formata da Ralph Fiennes e Rachel Weisz - per chi ha avuto modo di conoscere ed apprezzare la loro filmografia in passato; ma che nel giro poche scene è in grado di regalare una tenera alchimia di sguardi, sorrisi e talvolta imbarazzi, a testimonianza di un rapporto delicato, ma autentico, nato tra due persone profondamente differenti l’una dall’altra, ma non per questo meno legate in una storia d’amore sofferta e qui raccontata con rara sincerità. Il sentimento che lega tenacemente Justin Quale a sua moglie Tessa al di là della morte, è solo una delle toccanti storie d’amore che il cinema ha saputo meravigliosamente raccontare nel corso di questa stagione cinematografica. Scevre di tutti quegli stereotipi tanto cari al cinema mean streame che senz’altro ci commuovono dinnanzi al grande schermo, ma che sovente vengono facilmente dimenticati poco dopo l’uscita dalla sala di proiezione. Registi come Ang Lee e James Mangold hanno saputo regalare al pubblico delle storie d’amore come non se ne vedevano da anni.
Strettamente legate alle vicende dei loro protagonisti e mai dimentiche delle reali necessità o degli ostacoli, che la realtà che li circonda impone loro, il sentimento c’è e quel che più conta è reale. Poco importa che sia l’impossibile passione che lega due mandriani del Wyoming, piuttosto che due leggende americane della country music, una delle quali minata dalla dipendenza da alcol e anfetamine.
Da menzionare senz’altro anche la colonna sonora di Alberto Iglesias (sovente collaboratore del regista spagnolo Pedro Almodòvar), nominato anch’egli al Kodak Theatre per la notte del 5 Marzo; oltre al cast di comprimari molto ben assortito che comprende: Danny Huston (The Aviator e Birth, Io sono Sean) nel ruolo di Sandy Woodrow, Bill Nighy (Love Actually e L’amore fatale) nel ruolo di Sir Bernard Pellegrin e Pete Postlethwaite (Nel nome del padre e Romeo+Giulietta) va ad interpretare Lorbeer.
Nonostante il sole cominci a far capolino in queste giornate un po’ più lunghe – cosa che solitamente rischia di svuotare precocemente le sale cinematografiche – vi invitiamo caldamente a non perdere di vista un film come “La Cospirazione”, che vi assicuriamo merita tutta la vostra attenzione. Quanti hanno già avuto modo di apprezzare le doti di Meirelles in City of God, non ne rimarranno di certo delusi.


Ilaria Serina

The Constant Gardener - La cospirazione

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